Frana a Borca, l’auto inghiottita nello stesso punto dopo 29 anni: «L’allarme tardivo ci ha salvato»
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Redazione Interno
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Stefano Menegus, mentre spala fango e detriti dalla casa del suocero a Cancia, frazione di Borca di Cadore, ripensa a quel che è accaduto domenica scorsa, quando una colata detritica ha travolto il paese. Ma non è la prima volta che assiste a una scena del genere: nell’estate del ’94, nello stesso identico punto, una frana si era già abbattuta sulla zona, anche se allora, come ricorda, «venne giù solo fango e tanta acqua». Questa volta, però, la violenza della natura è stata maggiore, con i detriti che hanno raggiunto i primi piani delle abitazioni, come mostrano le immagini aeree.
La frana, staccatasi nella notte tra il 15 e il 16 giugno durante intense precipitazioni, ha invaso strade e giardini, isolando diverse famiglie. Sebbene le opere di mitigazione realizzate negli anni passati abbiano limitato i danni, la situazione resta critica, tanto che i lavori per ripristinare la viabilità – soprattutto verso Cortina – procedono senza sosta, ma senza certezze sui tempi. «Se l’allarme fosse scattato prima, avremmo rischiato di più», ammette Menegus, riferendosi alla tempistica che, paradossalmente, ha permesso a molti di mettersi in salvo.
Intanto, il Consiglio provinciale si è riunito per fare il punto sulla situazione, mentre squadre di volontari e tecnici continuano a rimuovere tonnellate di materiale. Quel che emerge, oltre all’emergenza immediata, è la fragilità di un territorio dove eventi simili si ripetono a distanza di decenni, lasciando interrogativi sulla prevenzione. Senza contare che, come dimostra il caso di Cancia, certe zone – nonostante gli interventi – rimangono esposte a rischi che, prima o poi, si concretizzano.




