Fiat, negli Stati Uniti vendite giù dell'83 per cento nel terzo trimestre

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Cinquantquattro automobili in novantadue giorni, su un mercato che conta oltre trecento milioni di abitanti. È il bilancio di Fiat negli Stati Uniti tra luglio e settembre 2026, un dato che segna un calo dell'83 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, quando le immatricolazioni erano state 321. A renderlo noto è la stessa Stellantis nel report trimestrale sulle vendite nordamericane, dal quale emerge come il marchio torinese abbia ormai raggiunto una soglia di irrilevanza statistica nel panorama automobilistico statunitense.

La composizione di un numero irripetibile

A pesare sul risultato è anzitutto la proposta elettrica: delle 54 unità consegnate ai concessionari, 52 sono Fiat 500e, mentre le restanti due sono esemplari di 500X rimasti nelle disponibilità della rete commerciale, un modello che non figura più nella gamma ufficiale del marchio da tempo. Il dato assume contorni ancora più netti se rapportato alla cadenza produttiva: significa poco più di un'auto venduta ogni due giorni in tutto il territorio statunitense, una media di diciotto veicoli al mese.

La 500e, dal canto suo, arretra dell'82 per cento nel trimestre, passando dalle 288 unità del 2025 alle 52 attuali.

Nove mesi in caduta libera

Il terzo trimestre non rappresenta un incidente isolato, ma l'ultimo capitolo di una flessione che accompagna il marchio per l'intero arco dell'anno. Nei primi nove mesi del 2026 Fiat ha immatricolato 291 vetture negli Stati Uniti, contro le 1.237 dello stesso periodo del 2025, con una contrazione del 76 per cento. Il raffronto con i numeri assoluti del gruppo Stellantis rende la forbice ancora più evidente: nello stesso trimestre il colosso italo-francese ha venduto 324.277 veicoli nel mercato statunitense, sostenuto dalla performance di Ram, cresciuta del 29 per cento, e frenata dal calo del 20 per cento di Jeep. In questo quadro, le 54 Fiat rappresentano una frazione talmente esigua da non incidere sulle statistiche complessive, ma da fotografare una crisi di posizionamento che dura da anni.

Le ragioni di una distanza incolmabile

Alla base del crollo concorrono fattori strutturali, a partire dalla composizione della gamma. La 500e, citycar elettrica dal prezzo di partenza di circa 37 mila dollari, è stata concepita per contesti urbani europei e fatica a rispondere alle abitudini di mobilità statunitensi, dove prevalgono distanze percorse più lunghe e una preferenza consolidata per veicoli di dimensioni maggiori.

L'autonomia dichiarata, pari a 149 miglia secondo l'Environmental Protection Agency, ovvero circa 240 chilometri, si rivela un limite ulteriore per un pubblico abituato a standard differenti. A ciò si aggiunge il ridotto appeal commerciale del modello, che già nei primi mesi dell'anno aveva mostrato segnali di debolezza: nel primo trimestre 2026 la 500e aveva raccolto appena 68 immatricolazioni, risultando superata perfino dalla 500X, un veicolo fuori produzione dal 2023 ma ancora presente nelle scorte dei concessionari con 71 unità vendute.

Un confronto che ridimensiona il mercato italiano

La distanza tra i due mercati emerge con nettezza dal confronto con i dati domestici. Sempre a settembre, Fiat ha registrato in Italia 15.876 immatricolazioni, con una quota dell'11,4 per cento e un incremento dell'1,7 per cento su base annua. Nei nove mesi, i volumi italiani del marchio hanno toccato 144.464 unità, in crescita dell'1,8 per cento.

Il divario tra le due sponde dell'Atlantico non è soltanto numerico, ma riflette una diversa articolazione dell'offerta: mentre in Europa il marchio può contare su una gamma più ampia e su una rete consolidata, negli Stati Uniti la presenza si è progressivamente contratta fino a ridursi a un solo modello elettrico collocato in spazi condivisi con Alfa Romeo e Jeep.

La rete commerciale e le scorte invendute

Le conseguenze della domanda ridotta si riflettono anche sulla gestione delle scorte da parte dei concessionari. Nel corso della primavera, alcuni rivenditori statunitensi hanno applicato sconti fino al 40 per cento sul prezzo di listino pur di smaltire gli esemplari di 500e giacenti nei piazzali, con casi documentati di vetture offerte a poco più di 19 mila dollari contro un prezzo iniziale superiore a 34 mila.

La rete, che secondo le rilevazioni di settore disponeva di oltre cento unità invendute, equivalenti a circa cinque mesi di fornitura, ha dovuto fare i conti con una domanda che non ha risposto agli incentivi. Stellantis, dal canto suo, ha introdotto un supporto di 7.500 dollari per compensare la soppressione del credito d'imposta federale destinato ai veicoli elettrici, misura che tuttavia non ha modificato la traiettoria delle vendite.

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