La madre dei bambini del bosco allontanata dalla casa famiglia, i giudici: “La sua presenza è ostativa e pregiudizievole per i figli”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È un nuovo, brusco strappo quello che il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha inferto alle sorti della cosiddetta "famiglia del bosco", disponendo non soltanto il trasferimento dei tre figli minori in un’altra struttura protetta, ma sancendo, di fatto, la separazione dalla madre, Catherine Birmingham. La decisione, arrivata come un fulmine a ciel sereno nella serata di venerdì 6 marzo, è stata eseguita intorno alle 21.20, quando la donna, visibilmente provata, ha varcato il cancello della casa famiglia di Vasto dove viveva con i piccoli dal novembre scorso, salendo sull’auto del marito Nathan e allontanandosi senza rilasciare dichiarazioni. Un provvedimento che arriva proprio nel giorno in cui erano calendarizzate le perizie psicologiche sui bambini, un elemento che ha sollevato più di un interrogativo sulla tempistica e la ratio della misura.

Le motivazioni dei giudici: una presenza materna giudicata “ostativa”

L’ordinanza, che consta di tredici pagine, dipinge un quadro complesso e teso della convivenza all'interno della struttura, motivando la scelta drastica con l’impossibilità di portare avanti un percorso educativo e di tutela a causa dell’atteggiamento della madre. I giudici, nelle loro argomentazioni, definiscono la "persistente e costante presenza materna" come un elemento "gravemente ostativo agli interventi programmati e pregiudizievole per l’equilibrio emotivo e l'educazione dei minori". A far precipitare la situazione sarebbero stati alcuni episodi di particolare gravità, tra cui veri e propri momenti di tensione in cui i bambini avrebbero aggredito le educatrici con dei bastoni ricavati dalla rottura di alcune persiane, provocando ferite a una di loro; in quelle circostanze, secondo quanto si legge negli atti, la madre non sarebbe intervenuta per riportare la calma, finendo invece per giustificare il gesto dei figli e imputare le responsabilità al personale della struttura.

A ciò si aggiunge un clima di costante contrapposizione e sfiducia, come emerge dalle cronache degli operatori. La Birmingham, che pure avrebbe dovuto vedere i figli solo in orari programmati, è stata descritta come "fortemente oppositiva alle indicazioni del personale" e protagonista di "frequenti scatti d'ira", rifiutando di adeguarsi alle regole di convivenza della comunità, come l’orario della cena spostato dalle 17.30 alle 19.00. Un atteggiamento, quello della madre, che i giudici definiscono "squalificante" verso le educatrici, spesso definite "cattive persone" anche davanti ai bambini, i quali avrebbero finito per emulare questi comportamenti.

La reazione della difesa e l'intervento del Garante per l'infanzia

Dura e immediata la replica del team legale che assiste i genitori. L'avvocata Danila Solinas ha parlato di un vero e proprio "coup de théâtre", definendo l'ordinanza del tribunale "irricevibile" e "macroscopicamente errata nei presupposti logici e giuridici". Il cuore della contestazione, per i legali, risiede nell’ennesimo trauma che questa decisione infligge ai minori: "Stiamo allontanando tre bambini dalla madre e continuiamo a parlare della tutela e dell'integrità di questi minori – ha dichiarato l’avvocata Solinas – e poi consentiamo che, a distanza di neppure tre mesi, questi bambini vengano sradicati per la seconda volta". Una delle psicologhe di parte, Marina Aiello, ha confessato il proprio sgomento parlando di una decisione che "ci terrorizza", definendola uno "sconvolgimento che ha fatto un'escalation di gravità enorme e assurda".

Sulla questione è tornata a esprimersi con forza l'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza, Marina Terragni, che ha chiesto la sospensione immediata del provvedimento. La Garante ha ricordato come una recente perizia della Asl avesse già segnalato lo stato di disagio dei bambini, sottolineando l’indispensabilità di garantire la continuità dei legami affettivi per superare i comportamenti di sofferenza da loro evidenziati. Muoversi in direzione contraria, secondo Terragni, significa infliggere ai minori l'ulteriore trauma di essere separati anche dalla madre, dopo il distacco dal padre, e per questo ha auspicato un ulteriore approfondimento medico indipendente che valuti le conseguenze di questo nuovo strappo.

Il padre visto in chiave positiva e l’ombra dei media

Nell’ordinanza emerge una valutazione diametralmente opposta sulla figura del padre, Nathan Trevallion, descritto come un interlocutore collaborativo e una presenza positiva, "utile a rasserenare i figli e la madre", tanto che il tribunale ha disposto un incremento dei suoi contatti con i bambini. Una differenza di trattamento che rende ancora più netta la cesura operata nei confronti della madre, il cui atteggiamento contrario ai vaccini – poi somministrati solo grazie alla mediazione del padre – e la rigidità su alcuni aspetti educativi sono stati letti come elementi di un'insofferenza di fondo verso il percorso tracciato dai servizi sociali. Un altro elemento di criticità sollevato nei documenti giudiziari riguarda l'assedio mediatico attorno alla struttura, che ha costretto tutti i minori ospitati a rinunciare agli spazi esterni; un clima che, secondo i giudici, ha reso ancora più complessa la gestione dei bambini e ha giustificato la scelta di un trasferimento in un luogo più protetto e lontano dai riflettori.

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