Famiglia nel bosco, il tribunale separa la madre dai figli: "È ostativa e squalificante"
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Redazione Interno
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La vicenda giudiziaria che ruota attorno alla cosiddetta “famiglia del bosco” ha conosciuto nelle ultime ore una svolta radicale e, per certi versi, inattesa, con un provvedimento del Tribunale per i minorenni dell’Aquila che ha disposto non solo il trasferimento dei tre bambini in una nuova struttura protetta, ma anche e soprattutto il loro definitivo allontanamento dalla madre, Catherine Birmingham, la quale era fino a ieri ospite della stessa casa famiglia di Vasto dove viveva insieme ai piccoli. Una decisione, quella assunta dai giudici, che arriva a sorpresa nel bel mezzo dello svolgimento della perizia psicologica sui minori, programmata per oggi e domani, e che ha di fatto spiazzato la difesa della donna, costringendo i legali a fare i conti con una ordinanza che ribalta gli equilibri fin qui faticosamente costruiti.
Il cuore del provvedimento, che si regge su una motivazione di tredici pagine, affonda le proprie ragioni in una valutazione complessa e articolata del comportamento materno all'interno della comunità educativa. Secondo quanto si legge nell'ordinanza, la presenza costante di Catherine si sarebbe rivelata “gravemente ostativa agli interventi programmati e pregiudizievole per l'equilibrio emotivo e l'educazione dei minori”. Una valutazione, questa, che non si limita a una generica constatazione di incompatibilità ambientale, ma che viene suffragata da episodi specifici e preoccupanti segnalati dagli operatori della struttura: i bambini, si legge negli atti, avrebbero tentato di aggredire le educatrici utilizzando dei bastoni ricavati dalla rottura di alcune persiane, episodi nel corso dei quali una operatrice sarebbe rimasta ferita al mento e alle mani senza che la madre intervenisse per placare i figli, anzi, finendo per attribuire la responsabilità degli scontri esclusivamente al personale della casa famiglia.
Una condotta, quella descritta, che i giudici hanno evidentemente interpretato come il sintomo di un atteggiamento più profondo e strutturato, tale da minare qualsiasi possibilità di recupero di una dinamica relazionale sana. La madre, secondo quanto ricostruito dal tribunale, avrebbe continuato a violare l'obbligo scolastico per i figli e a mantenere un profilo di ostilità pregiudizievole, elementi che hanno portato i magistrati a optare per una separazione netta, disponendo il collocamento dei piccoli in un'altra struttura protetta, stavolta senza la possibilità per la donna di seguirli. Il padre, Nathan, al contrario, viene descritto come una figura più “collaborativa” e per lui è stato anzi disposto un intensificarsi dei rapporti con i bambini, segno di una valutazione differenziata delle figure genitoriali.
A complicare ulteriormente un quadro già di per sé drammatico è intervenuta la presa di posizione della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, la quale ha voluto commentare con durezza l'operato della magistratura minorile, utilizzando i social per esprimere il proprio sconcerto di fronte a quella che ha definito una “assurda concatenazione di decisioni dal chiaro tenore ideologico”. “Non è compito della giustizia, e dello Stato in generale, sostituirsi ai genitori, decidere come vadano educati i figli, imporre uno stile di vita fondato su standard che sono chiaramente ideologici”, ha scritto la premier, intervenendo a gamba tesa su una vicenda che tocca corde sensibili del rapporto tra politica e magistratura, e che rischia di infiammare un dibattito già rovente in vista dei prossimi appuntamenti referendari.
La reazione della difesa e l'intervento della garante per l'infanzia
La reazione del legale della famiglia, l'avvocato Marco Femminella, non si è fatta attendere, sebbene espressa con l'amarezza di chi si vede sovvertire le carte in tavola a partita iniziata. Il tono utilizzato dal difensore è stato volutamente sarcastico nell'elogiare quella che ha definito la “sensibilità talmente alta” del tribunale, capace di intervenire con una separazione “in pieno svolgimento della consulenza”, quasi a voler sottolineare l'anomalia di una decisione che interrompe un percorso valutativo appena avviato. Una delle psicologhe che assiste la famiglia, Marina Aiello, ha parlato senza mezzi termini di una scelta “che ci terrorizza”, definendo l'escalation come “di gravità enorme e assurda”.
Parallelamente, si è levata la voce dell'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza, Marina Terragni, che ha chiesto formalmente la sospensione del provvedimento, invocando un ulteriore approfondimento medico indipendente per valutare le “possibili conseguenze di questo trasferimento-separazione sulla salute dei tre bambini”. La garante ha richiamato una recente perizia della Asl di Lanciano Vasto Chieti, che già aveva segnalato lo stato di disagio e sofferenza dei minori, raccomandando di favorire la continuità dei legami familiari per estinguere i comportamenti di disagio evidenziati. Un appello, quello di Terragni, che però rischia di rimanere inascoltato, vista la determinazione con cui il tribunale ha disposto l'esecuzione immediata dell'ordinanza, autorizzando all'occorrenza l'ausilio della forza pubblica per garantire l'allontanamento della madre, la quale venerdì sera ha lasciato la struttura di Vasto salendo sull'auto del marito senza rilasciare dichiarazioni, sotto lo sguardo impotente di chi ha seguito questa intricata vicenda sin dai suoi esordi.
Il contesto di una vicenda giudiziaria complessa
Questa ennesima e drammatica separazione si inserisce in un percorso giudiziario iniziato mesi fa, quando la Procura aveva avviato le indagini dopo il ricovero dei bambini in ospedale per una intossicazione da funghi. Il Tribunale per i minorenni, esaminando le relazioni dei servizi sociali e le segnalazioni dei carabinieri, aveva delineato un quadro abitativo e relazionale gravemente pregiudizievole per la crescita dei minori: un casolare isolato e privo di agibilità, senza elettricità né servizi igienici adeguati, e un contesto di isolamento sociale che impediva ai bambini di sviluppare quelle competenze relazionali ritenute essenziali nell'età evolutiva. I giudici avevano anche censurato la scelta dei genitori di esporre i figli ai riflettori mediatici, partecipando a trasmissioni televisive nazionali e strumentalizzando la loro immagine per influenzare l'opinione pubblica, una violazione dei diritti personalissimi dei minori che aveva ulteriormente aggravato la posizione della coppia.
La Corte d'Appello dell'Aquila, solo pochi mesi fa, aveva rigettato il reclamo dei genitori contro la sospensione della responsabilità genitoriale, confermando tutte le criticità rilevate in primo grado e sottolineando i gravi rischi per la salute psico-fisica dei bambini, pur riconoscendo alcuni sforzi di collaborazione da parte dei genitori. Ora, con questo nuovo provvedimento che separa i figli dalla madre, il tribunale ha compiuto un ulteriore passo, evidentemente ritenendo che la convivenza forzata nella casa famiglia non avesse prodotto i miglioramenti sperati, ma anzi avesse generato nuove e più allarmanti criticità, rendendo necessario un cambio di rotta radicale per tutelare l'equilibrio emotivo di quei bambini che, loro malgrado, si trovano al centro di una bufera giudiziaria e politica che sembra non conoscere tregua.




