La madre dei bambini del bosco allontanata dalla casa famiglia: il tribunale ordina la separazione
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Redazione Interno
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Il provvedimento, che arriva in una fase già delicatissima dell’inchiesta affidata alla perizia psicologica sui minori, rappresenta una svolta radicale nella vicenda che ormai da mesi tiene banco nelle cronache giudiziarie abruzzesi. La decisione, stando a quanto confermato dal legale della famiglia, l’avvocato Marco Femminella, è stata assunta dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila e modifica profondamente l’assetto che si era cercato di costruire nelle settimane successive all’allontanamento dei piccoli dal casolare di Palmoli. La donna, che dal 20 novembre aveva potuto seguire i figli nella struttura protetta di Vasto, seppur con le limitazioni imposte dal regime di comunità, dovrà ora lasciare quell’alloggio, con un conseguente nuovo strappo nelle già precarie dinamiche affettive dei bambini.
L’intervento del giudice, che ha disposto non solo il trasferimento della madre ma anche una separazione fisica tra gli stessi minori, è stato motivato dalla necessità di garantire la prosecuzione dell’accertamento peritale in un contesto che l’autorità giudiziaria evidentemente ritiene più idoneo. Lo stesso avvocato Femminella, poche ore prima di entrare nella casa famiglia per l’avvio delle operazioni di valutazione psicologica sui bambini, aveva definito l’ordinanza come espressione di una “sensibilità alta” da parte del tribunale, una sensibilità che avrebbe portato i magistrati a intervenire in piena fase di svolgimento della consulenza tecnica. Una scelta, quella di allontanare i bambini e separarli dalla figura materna, che arriva nonostante Catherine Birmingham avesse sempre manifestato la volontà di rimanere accanto ai piccoli, arrivando addirittura a trasferirsi nella stessa struttura per non perderne il contatto.
La complessità del caso, che vede contrapposti il diritto dei genitori a seguire un progetto educativo alternativo e il dovere dello Stato di tutelare i minori da situazioni ritenute pregiudizievoli, si arricchisce così di un nuovo capitolo. Le cronache recenti raccontano di una battaglia legale che si combatte su più fronti, con i genitori che, tramite i loro avvocati, hanno tentato in ogni modo di smontare le relazioni dei servizi sociali. In particolare, Nathan Trevallion e Catherine Birmingham avevano presentato un esposto contro l’assistente sociale incaricata, Veruska D’Angelo, contestandole un atteggiamento che ritenevano non imparziale e chiedendone la revoca, una mossa processuale che non ha però fermato la macchina giudiziaria. La nomina di un tutore provvisorio nella persona dell’avvocata Maria Luisa Palladino e la sospensione della responsabilità genitoriale avevano già rappresentato un primo segnale della linea dura assunta dai giudici aquilani, i quali avevano parlato, nei loro atti, di “gravi rischi per la salute fisica e psichica dei bambini” legati alla mancata scolarizzazione e all’isolamento sociale.
Le reazioni politiche e il nodo delle perizie in un clima di crescente tensione istituzionale
La vicenda, nel frattempo, ha assunto contorni che travalicano il singolo caso giudiziario per diventare terreno di scontro politico, con dichiarazioni che si susseguono da più parti e che contribuiscono ad alimentare un clima incandescente attorno alla sorte dei tre fratelli. Personaggi istituzionali come il vicepremier Matteo Salvini e la ministra per la Famiglia, Eugenia Roccella, erano già intervenuti nei mesi scorsi per criticare la decisione di non consentire ai bambini di tornare a casa per le festività natalizie, con la ministra che aveva parlato di “intromissione di apparati dello Stato in scelte e stili di vita” che non giustificherebbero una separazione così drastica. Dall’altro lato, esponenti di opposizione come Elisabetta Piccolotti di Alleanza Verdi e Sinistra avevano invitato alla prudenza, sottolineando come gli stessi avvocati della famiglia fossero stati più misurati dei ministri nel commentare le sentenze, auspicando un dialogo che portasse a un ritorno a casa che fosse però accompagnato da garanzie sul diritto all’istruzione e alla socialità.
Nel concreto dell’iter giudiziario, le perizie psicologiche e psichiatriche rappresentano ora il passaggio cruciale da cui dipenderà il futuro della famiglia. Da un lato, i consulenti nominati dal tribunale, come la psichiatra Simona Ceccoli, sono chiamati a valutare l’idoneità genitoriale della coppia, mentre dall’altro l’equipe della Asl di Vasto ha il compito di esaminare le condizioni psicologiche dei minori. E proprio su questo fronte si sono registrate voci dissonanti: lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente della difesa, aveva denunciato più volte il “grave ritardo” con cui erano iniziate le operazioni peritali, prolungando quello che lui stesso ha definito “il tempo del dolore” per i bambini e per i genitori. Cantelmi, in più occasioni, aveva lanciato allarmi sullo stato di sofferenza dei piccoli, parlando di episodi di autolesionismo in uno di loro e di una sofferenza generale acuita dal distacco, elementi che sarebbero stati già in parte accertati dagli stessi sanitari della Asl.
Il futuro incerto dei minori tra ipotesi di ricongiungimento e scenari internazionali
Mentre il tribunale procede con i suoi accertamenti, si moltiplicano le ipotesi su quale potrà essere l’esito di questa complessa vicenda umana e giudiziaria. La possibilità di un ricongiungimento, che pure era stata ventilata dagli stessi legali della coppia come esito auspicabile a breve termine, appare ora quantomeno procrastinata alla luce dell’ultimo provvedimento di allontanamento della madre. Gli stessi avvocati, dopo il rigetto del ricorso da parte della Corte d’Appello a dicembre, avevano comunque letto la sentenza in modo non totalmente negativo, evidenziando come i giudici avessero riconosciuto gli “apprezzabili sforzi di collaborazione” messi in atto dai genitori dopo il provvedimento di allontanamento, un dettaglio che lasciava intendere come la strada per un recupero della potestà genitoriale non fosse del tutto preclusa.
Nel frattempo, a complicare il quadro, si inseriscono dichiarazioni che provengono dall’estero e che gettano ombre sulla volontà della famiglia di restare in Italia. Catherine Birmingham, in un’intervista rilasciata alla trasmissione “60 Minutes” di un’emittente televisiva australiana, ha manifestato tutta la sua delusione verso il nostro Paese, un luogo che avevano scelto per crescere i figli ma che ora, alla luce di quanto accaduto, potrebbe non essere più il loro futuro. La donna ha accennato alla possibilità di un trasferimento in Australia o in altri paesi europei, anche se un simile progetto si scontra con la realtà processuale che li vede vincolati alle decisioni della giustizia italiana e con affetti concreti come quello per il loro anziano cavallo bianco, considerato a tutti gli effetti un membro della famiglia e che difficilmente potrebbe affrontare un viaggio intercontinentale. La situazione, insomma, rimane in bilico tra la speranza di un ritorno alla normalità e la prospettiva di una frattura definitiva, con i bambini che restano al centro di un vortice giudiziario e mediatico di cui sono, loro malgrado, i principali e più fragili protagonisti.




