La Consulta dà ragione a Todde: la Sardegna resta sua, il Collegio di garanzia ha sforato i suoi poteri

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La presidente della Sardegna, Alessandra Todde, aveva il diritto di essere eletta, e la volontà popolare, che l'ha votata, non poteva essere sovvertita per quelle che, al di là della loro gravità, sono state definite come semplici sviste o dimenticanze. La Corte Costituzionale, chiamata a dirimere un intricato conflitto di attribuzioni, ha infatti stabilito con una sentenza di mercoledì 15 ottobre che il Collegio di garanzia elettorale sardo, il quale aveva imposto al Consiglio regionale di votare sulla decadenza della presidente, ha chiaramente "esorbitato dai propri poteri". Non rientrava, in altre parole, nelle sue facoltà affermare l'ineleggibilità di Todde, malgrado le pesanti contestazioni mossele riguardo alla gestione delle spese della sua campagna elettorale, in un caso che non rientrava tra le cause di ineleggibilità espressamente previste dalla legge.

Il cuore della decisione della Corte

La sentenza, che pone fine a mesi di incertezze politiche e giudiziarie, ha un significato profondo che va ben oltre la vicenda personale della governatrice. La Consulta ha infatti rilevato come l'ingerenza del Collegio di garanzia, un organo statale, abbia di fatto menomato le attribuzioni costituzionali della Regione Sardegna, ledendone l'autonomia. La decisione di sollevare la questione della decadenza, secondo i giudici, ha travalicato i confini stabiliti dalla normativa, invadendo una sfera di competenza che non gli era propria. Ciò che emerge, al di là delle pur gravi inadempienze che le erano state contestate, è il principio per cui le regole del gioco devono essere rispettate da tutti gli attori in campo, a cominciare dagli organi di controllo.

Le reazioni e lo scenario politico

La pronuncia, attesa e decisiva, ha naturalmente scatenato un'immediata ondata di reazioni. Alessandra Todde, che può ora guardare al futuro con rinnovata autorità, ha commentato con visibile soddisfazione, dichiarando che "la Consulta si è espressa" e che si può andare "avanti a testa alta". Sul fronte nazionale, il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha esultato apertamente sui social, dove non ha mancato di lanciare un'accusa precisa al centrodestra, colpevole, a suo dire, di aver tentato di "ribaltare il voto democratico" degli sardi attraverso una scorciatoia giudiziaria. La regione, dunque, rimane saldamente in mano al M5S, in un quadro politico che vede così confermato l'esito delle urne.

La chiusura del caso e le prospettive

La Corte, nel suo complesso ragionamento, ha inoltre dichiarato inammissibile il secondo conflitto di attribuzione sollevato dalla Regione Sardegna, questa volta contro il Tribunale di Cagliari. La motivazione, in questo caso, è stata che il giudizio del Tribunale si era limitato a coinvolgere la persona di Todde, mentre la Regione come istituzione era rimasta estranea alla vicenda giudiziaria. Con questo doppio pronunciamento, la Consulta ha chiuso definitivamente la partita, restituendo piena legittimità a un governo regionale che, dopo un periodo di tensioni, può finalmente riprendere il suo cammino con un'accresciuta solidità istituzionale.

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