Gratteri, la smentita di Repubblica e le scuse di Travaglio sulla falsa intervista a Falcone
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Redazione Interno
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A tre giorni dalla discutibile performance televisiva del procuratore di Napoli, che aveva citato una presunta intervista a Giovanni Falcone per avvalorare le proprie tesi, anche il quotidiano romano, direttamente chiamato in causa, ha preso le distanze da quelle affermazioni. Repubblica, infatti, ha chiarito senza mezzi termini come quel colloquio, presentato come una prova documentale, non sia mai avvenuto, smentendo così quanto affermato in televisione. Una rettifica, la sua, che si è aggiunta alla mea culpa già espressa da Marco Travaglio, il quale per primo aveva diffuso la notizia infondata.
Il contesto della polemica
La vicenda, che ha scosso il dibattito pubblico, affonda le sue radici in una citazione errata, utilizzata per sostenere una specifica posizione nell’annoso dibattito sulla separazione delle carriere magistratuali. L’intervista a Falcone, che si riteneva fosse stata pubblicata dal giornale, è stata invece dichiarata inesistente dopo un’attenta verifica dei fatti. Pagella Politica, analizzando il repertorio storico, ha potuto accertare che il magistrato si espresse sull’argomento in un’occasione differente, in un’intervista autentica dell’ottobre 1991, dove Falcone osservò che nel dibattimento il pubblico ministero «non deve avere nessun tipo di parentela col giudice».
Le reazioni politiche e giornalistiche
L’utilizzo della memoria dei magistrati uccisi dalla mafia ha generato un aspro confronto, con esponenti politici che hanno definito “vile” la strumentalizzazione dei loro nomi per attaccare la riforma della giustizia. Da un lato, è stata condannata con forza una presunta campagna diffamatoria portata avanti da alcuni quotidiani e programmi televisivi, considerata un atto irrispettoso verso il sacrificio di Falcone e Borsellino. Dall’altro, proprio da quegli ambienti giornalistici inizialmente accusati sono arrivate, seppur a fatica, le prime ammissioni di errore.
Il percorso verso le rettifiche
Il percorso che ha condotto alle pubbliche smentite non è stato immediato, ma ha visto un progressivo riconoscimento delle inesattezze diffuse. Repubblica, in una didascalia esplicativa associata a un video che mostrava il procuratore mentre leggeva il brano apocrifo, ha scritto nero su bianco che l’intervista era falsa e che Falcone non era ostile alla separazione delle carriere. Un gesto significativo, che è stato seguito dal riconoscimento delle proprie responsabilità da parte del direttore del Fatto Quotidiano, il quale aveva in precedenza contribuito a far circolare la notizia infondata riguardante anche la partecipazione di Borsellino a un noto programma televisivo.




