Luca Spada e il mistero dei cinque anziani morti in ambulanza: "Sono innocente, mi è crollato il mondo addosso"
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Redazione Interno
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La vicenda giudiziaria che vede al centro Luca Spada, ventottenne di Meldola nel Forlivese, ex consigliere comunale e da oltre quattordici anni volontario della Croce Rossa, ha assunto i contorni di un giallo giudiziario destinato a tenere banco per mesi. Conosciuto da amici e colleghi con il soprannome di “Spadino”, e descritto da più parti come un ragazzo delizioso e dedito al sociale, Spada si trova ora iscritto nel registro degli indagati con un’accusa che pesa come un macigno: omicidio volontario continuato, aggravato dalla premeditazione e dall’uso di sostanze venefiche o di un mezzo insidioso. Sarebbero cinque, secondo la Procura di Forlì guidata dal capo Enrico Cieri e dal pm Andrea Marchini, gli anziani deceduti durante o a seguito di un trasporto in ambulanza in cui lui era alla guida o comunque a bordo in qualità di autista soccorritore. Un’ipotesi di reato che, come è inevitabile che sia, ha scosso la piccola comunità romagnola e gettato un’ombra pesantissima su un ragazzo che, fino a ieri, era considerato un punto di riferimento per il suo impegno, tanto da essere premiato per un salvataggio durante l’alluvione che colpì la regione.
La sua versione dei fatti, però, è granitica e la ribadisce senza esitazione, con quella cadenza romagnola che tradisce un’emozione trattenuta a stento. “Mi è cascato il mondo addosso”, ha confessato in più di un’intervista, e lo si può comprendere: da soccorritore si ritrova trasformato in potenziale carnefice. La sua difesa si basa su elementi che lui ritiene dirimenti: in quattro dei cinque episodi contestati, ci tiene a precisare, lui non era nemmeno alla guida ma si trovava nel vano sanitario insieme al paziente, mentre in un solo caso era al volante. Inoltre, sottolinea come per tutti questi trasferimenti, che lui definisce secondari e non urgenti – si trattava di spostamenti da un ospedale all’altro o verso strutture riabilitative – siano sempre stati attivati i protocolli di sicurezza, con la richiesta di intervento dell’automedica quando le condizioni dei malati si sono improvvisamente aggravate. Due di questi decessi, tra l’altro, precisa l’indagato, sono avvenuti a distanza di cinque o dieci giorni dal trasporto, un dettaglio che a suo avviso lo scagionerebbe.
L’inchiesta e le segnalazioni che hanno portato alle telecamere
Il fascicolo aperto dalla Procura, però, racconta una storia diversa e molto più complessa. Gli inquirenti, infatti, avevano iniziato a nutrire dei sospetti già nella primavera del 2025, a seguito di alcune segnalazioni anonime giunte a palazzo di giustizia. Segnalazioni che parlavano di un numero anomalo di decessi in concomitanza con i turni di un particolare autista. Troppe morti, cinque in pochi mesi tra febbraio e novembre, per essere considerate semplici coincidenze statistiche, anche considerando la fragilità dei pazienti trasportati. È stato per questo motivo che, con l’obiettivo di vederci chiaro, gli investigatori hanno deciso di installare delle telecamere nascoste all’interno dell’ambulanza utilizzata abitualmente da Spada. Un particolare, quest’ultimo, che lo stesso indagato, stando a quanto ricostruito, avrebbe notato, diventando più guardingho nei suoi movimenti a bordo del mezzo, sebbene la Procura non abbia ancora reso noto il contenuto di quei filmati.
La svolta decisiva nelle indagini è arrivata a metà dicembre, con il sequestro di una valigetta che il ventottenne utilizzava durante il servizio in ambulanza. Un gesto che ha portato all’immediata iscrizione di Spada nel registro degli indagati e alla successiva sospensione cautelare dal servizio in Croce Rossa. L’ipotesi accusatoria, al momento supportata dall’autopsia eseguita sull’ultima vittima, una donna di 85 anni deceduta il 25 novembre, è che il soccorritore possa aver provocato un arresto cardiaco ai malati utilizzando delle siringhe per introdurre aria in vena – provocando così una fatale embolia – o agendo manualmente sulle loro vie respiratorie. Per fare piena luce, la Procura sarebbe ora orientata a chiedere l’esumazione dei corpi delle altre quattro vittime, al fine di eseguire ulteriori accertamenti autoptici e confrontare i risultati.
La vita parallela di “Spadino” tra ristorazione e impegno civile
Nell’attesa che la giustizia faccia il suo corso, la figura di Luca Spada emerge nella sua complessità, lontana dagli stereotipi. Non è solo il volontario della Croce Rossa, ma anche un imprenditore. Una vita veloce, la sua, come l’ha definita chi lo conosce: a quattordici anni indossa la divisa, a sedici abbandona l’istituto tecnico per dedicarsi al lavoro, e a diciannove si lancia nella ristorazione rilevando un locale con una grande sala. Poi, con lo stesso slancio, cambia rotta e si dedica ai chioschi, gestendone alcuni sulla costa e nell’entroterra, fino ad aprire una piadineria proprio a Meldola. Una frenesia di fare che lo ha portato anche a candidarsi alle elezioni comunali con una lista civica di centrodestra, “Noi meldolesi”. Una sete di vita e di iniziativa che stride potentemente con l’immagine di un presunto assassino seriale di anziani, una contraddizione su cui fa leva la sua difesa e su cui si interroga l’intero paese.
Dietro il bancone della sua piadineria, a gestire l’attività, c’è ora solo la sua compagna Elena, che dieci mesi fa lo ha reso padre. Con gli occhi lucidi ma la voce ferma, la ragazza respinge con forza ogni addebito: “Luca vive il lavoro in Croce Rossa come una missione, è impossibile che abbia fatto una cosa del genere. È tutto assurdo, sono tutte bugie. Noi aspettiamo gli atti, ma sono io qui la titolare adesso”, dice quasi a voler sottolineare una normalità che prosegue nonostante la bufera. Anche l’avvocato Massimiliano Starni, che assiste i familiari di una delle vittime, invita alla prudenza, pur ribadendo che la morte potrebbe essere stata causata da quanto avvenuto a bordo del mezzo. I figli dell’ultima vittima, una 85enne che stava andando a fare fisioterapia e che non era affatto una malata terminale a loro dire, sono sconvolti e chiedono solo la verità, affidandosi al lavoro della Procura. Mentre le indagini proseguono tra cartelle cliniche e possibili esumazioni, il mondo di Luca Spada, “Spadino” per gli amici, è sospeso in un drammatico paradosso: da angelo custode a potenziale angelo della morte.




