Morti in ambulanza, l’avvocato di Luca Spada: “È sereno con la sua coscienza”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari di Forlì, che ha visto comparire il ventisettenne soccorritore della Croce Rossa accusato di sei omicidi – tutti anziani deceduti durante il trasporto in ambulanza mentre lui era alla guida – si è aperto con una dichiarazione destinata a far discutere. Il legale dell’indagato, l’avvocato Marco Martines, ha descritto il suo assistito come “molto provato” dalle settimane successive all’arresto, ma al contempo “sereno con la sua coscienza”. Parole nette, queste, pronunciate davanti al tribunale di Forlì, dove il giovane autista – che lavora sin dai quattordici anni e ha un figlio piccolo – ha respinto integralmente le accuse, fornendo a detta del difensore “spiegazioni convincenti”. Non è entrato nel merito delle evidenze investigative, il legale, limitandosi a ribadire l’assenza di precedenti penali e lo stato d’animo del suo cliente, che si dichiara innocente.

Il passaggio in tribunale e la posizione del gip

È in corso proprio in queste ore l’udienza di convalida dell’arresto, un passaggio chiave che determinerà se il giovane soccorritore resterà in custodia cautelare o potrà ottenere misure meno afflittive. Prima dell’ingresso in aula, lo stesso Martines ha sottolineato come Spada – definito “un bravo ragazzo” – abbia sempre lavorato senza macchia, un elemento che secondo la difesa dovrebbe pesare nella valutazione giudiziaria. La procura, dal canto suo, ipotizza il reato di omicidio pluriaggravato: sei vittime, tutte anziane, che avrebbero perso la vita durante tragitti in ambulanza che, stando alle prime ricostruzioni, presenterebbero anomalie riconducibili alla condotta del volontario. Nessuna ammissione, né alcun particolare aggiuntivo sulle modalità dei decessi, è filtrato dall’aula: il riserbo investigativo resta fitto.

Minacce alla compagna e al figlio: un’escalation inquietante

Un secondo fronte, giudiziario ma anche umano, si è aperto parallelamente all’interrogatorio. La compagna di Luca Spada, completamente estranea ai fatti contestati al compagno, ha subito una vera e propria escalation intimidatoria. Lo ha riferito l’avvocato Daniele Mezzacapo, incaricato di tutelare la donna e il figlio minore – quest’ultimo di appena un anno – dopo che entrambi sono stati presi di mira da messaggi minatori e telefonate anonime giunte persino presso il luogo di lavoro della donna. “Minacce esplicite”, ha specificato il legale, rivolte sia alla sua persona sia al bambino. Un aspetto, questo, che complica ulteriormente il quadro emotivo attorno a una vicenda già di per sé drammatica, dove il lutto delle famiglie delle vittime si intreccia ora con la vulnerabilità di soggetti del tutto terzi rispetto alle contestazioni penali.

La testimonianza che parla di “manipolatore”

A gettare ulteriore luce – o forse ombra – sulla personalità del ventisettenne, una testimone ha usato parole pesanti, descrivendo Spada come “un manipolatore”. Un’etichetta, questa, che non costituisce prova di reato ma che, inserita nel contesto di un’indagine per sei morti in ambulanza, offre un tassello investigativo di natura caratteriale. La difesa, prevedibilmente, respingerà ogni lettura in tal senso, ma il termine circola ormai negli atti e potrebbe influenzare la percezione del giudice circa la cosiddetta “capacità a delinquere” o la modalità d’approccio alle vittili. Resta il fatto che, mentre il gip valuta se convalidare l’arresto, il dibattito – tra coscienza pulita dichiarata, silenzi investigativi e minacce a familiari – si infittisce, senza che per ora emergano certezze processuali.

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