Morti in ambulanza, Spada si dichiara innocente al gip: «Ho risposto a tutto»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Quattro ore di interrogatorio, un muro di lacrime in alcuni passaggi e una dichiarazione di innocenza ribadita «punto per punto». Luca Spada, l’autista 27enne della Croce Rossa finito in manette per una serie di decessi sospetti avvenuti durante i trasporti sanitari, ha incontrato il gip nel tribunale di Forlì e, stando a quanto riferito dai suoi difensori, ha respinto con forza ogni addebito. Il giovane, originario di Meldola, nel Forlivese, è accusato di un omicidio volontario aggravato – la morte di una donna – e indagato per altri cinque presunti omicidi volontari. Un quadro investigativo pesante, che però non ha scalfito, secondo i legali, la linea difensiva del loro assistito.

«Si è commosso, ma ha risposto a ogni domanda»

Gli avvocati Marco Martines e Gloria Parigi, appena varcata la soglia del palazzo di giustizia, hanno fornito i primi dettagli dell’udienza: Spada ha affrontato il magistrato «senza mai indietreggiare», persino sui nodi più spinosi dell’inchiesta, compresa la ricostruzione delle dinamiche interne all’ambulanza e il contenuto di alcuni messaggi finiti sotto sequestro. «In certi momenti – hanno raccontato i penalisti – il ragazzo si è commosso, ma ha sempre ripetuto di essere innocente». Una commozione che, secondo la difesa, non ha mai pregiudicato la chiarezza delle risposte, fornite «punto per punto» a ogni quesito del giudice. Nessuna ammissione, nessuna esitazione rilevante: questa la sintesi offerta dagli avvocati al termine della maratona giudiziaria.

La collega che ha fatto scattare le indagini: «Mai visti tanti morti»

A gettare luce sulle pratiche contestate a Spada è stata un’altra operatrice della Croce Rossa, una collega che con le sue verifiche ha di fatto innescato il meccanismo investigativo. La donna, in servizio da un decennio, ha dichiarato di non aver «mai assistito a decessi durante il trasporto» in tutti quegli anni. Poi, un episodio l’ha spinta a controllare: «Ho guardato nella divisa di Spada – ha riferito – e ho trovato una siringa aperta». Un ritrovamento che, unito all’anomala sequenza di morti avvenute a bordo del mezzo, ha convinto la professionista a denunciare quanto stava accadendo. Le sue parole hanno fornito agli inquirenti un primo, concreto elemento materiale su cui lavorare, portando all’arresto del 27enne.

Messaggi, perizie e il nodo delle nuove accuse

L’inchiesta, condotta dalla procura di Forlì, si è progressivamente allargata dopo le prime verifiche sulla salma della donna deceduta in ambulanza. Le nuove perizie disposte dagli investigatori hanno rafforzato l’ipotesi di atti volontari, sebbene sui contenuti specifici delle consulenze tecniche non siano stati diffusi dettagli ufficiali. Spada, che al momento dell’interrogatorio si trovava già in custodia cautelare, ha dovuto rispondere anche di quei cinque episodi aggiuntivi per i quali è indagato. I suoi legali hanno parlato di un confronto serrato ma rispettoso, con il gip che ha sottoposto all’indagato ogni singolo elemento a carico, dalle ricostruzioni cronologiche ai flussi telefonici. La difesa, per ora, si limita a rivendicare la coerenza e la fermezza delle dichiarazioni rese dal giovane, senza anticipare eventuali strategie processuali.

Le quattro ore che pesano sul futuro del procedimento

La durata stessa dell’interrogatorio – oltre quattro ore – suggerisce l’ampiezza dei temi toccati e la mole di indizi su cui il giudice ha chiesto chiarimenti. Spada non ha chiesto di avvalersi della facoltà di non rispondere, scelta che i difensori hanno interpretato come un segnale di trasparenza. Restano però aperti i fronti più delicati: la siringa rinvenuta dalla collega, le cause dei decessi accertate dai consulenti del pm e i contenuti dei messaggi che il 27enne avrebbe scambiato con terze persone. Per il momento, l’unica certezza è la ferma professione di innocenza ripetuta davanti al gip, mentre il fascicolo continua a ingrossarsi con gli esiti delle nuove perizie. La prossima fase processuale si preannuncia segnata dal confronto tra la ricostruzione della procura – che parla di un disegno criminoso plurimo – e la linea difensiva di chi, in quella divisa, ha giurato di aver sempre e solo cercato di salvare vite.

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