Midterm, Trump stringe l'accordo sul diesel russo e vola in Ohio. Michigan, El-Sayed contro Rogers
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Redazione Esteri
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A venti giorni dal voto di midterm del 3 novembre, Donald Trump ha difeso pubblicamente l'accordo siglato con la Russia per l'importazione di diesel, un'intesa che ha sollevato critiche bipartisan al Congresso per la possibile violazione delle sanzioni varate nel 2022 dopo l'invasione dell'Ucraina. Il presidente ha sostenuto sui social di aver compiuto «la scelta giusta per il popolo americano», puntando a calmierare i prezzi dei carburanti ormai fuori controllo, un tema che rischia di pesare in modo decisivo sulle urne.
La mossa si inserisce in una girandola di appuntamenti elettorali: nelle ultime settimane il tycoon ha toccato Tennessee, Ohio e Kentucky, mentre i comitati repubblicani hanno iniziato a tagliare i fondi a tre deputati uscenti in difficoltà.
Il nodo del diesel e la tregua energetica con Mosca
L'accordo, annunciato venerdì, prevede che Mosca rifornisca il mercato globale con 300.000 tonnellate di diesel nel mese corrente e 500.000 il prossimo, con l'amministrazione che ha temporaneamente sospeso alcune restrizioni sul carburante russo. Secondo il vicepremier russo Alexander Novak, le autorità di Mosca hanno già emesso un'ordinanza per allentare parzialmente il divieto di esportazione e le compagnie dei due Paesi sono in trattative per definire i dettagli operativi.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha replicato da Fox News che gli attacchi contro le raffinerie russe non sono la causa principale del caro carburanti, attribuendo piuttosto l'impennata alle strozzature nello Stretto di Hormuz, mentre ha espresso sostegno per la tregua energetica annunciata da Trump, pur riservandosi il diritto di reagire in caso di violazioni.
Michigan, la sfida che vale il Senato
Il Michigan resta uno dei terreni di scontro più osservati: qui il progressista Abdul El-Sayed, ex direttore della sanità pubblica della contea di Wayne, ha sconfitto alle primarie la deputata Haley Stevens, sostenuta dall'establishment democratico locale, e ora affronta l'ex deputato repubblicano Mike Rogers, che due anni fa aveva perso di misura la corsa contro la senatrice Elissa Slotkin.
I repubblicani hanno speso 78 milioni di dollari in pubblicità nel tentativo di dipingere El-Sayed come «pericolosamente radicale», con il vicepresidente JD Vance che lo ha definito «malvagio» e lo stesso Trump che sui social ha pubblicato un collage intitolato «Due Americhe MOLTO DIVERSE». El-Sayed non si è tirato indietro: ha definito Rogers un «codardo», ha invitato Trump a visitare lo Stato e ha rivendicato con orgoglio il ruolo di bersaglio principale: «Se vogliono farmi diventare il protagonista di queste elezioni, non mi tiro indietro. Corrano contro di me. Vediamo come va a finire».
Texas, lo scandalo Paxton scuote i repubblicani
In Texas, la candidatura al Senato di Ken Paxton, procuratore generale sostenuto da Trump, è al centro di nuove polemiche dopo la rivelazione di una festa di Capodanno a Dubai nel 2024 insieme a due americani all'epoca latitanti e accusati di frode sanitaria federale. La vicenda, riportata dal Wall Street Journal, ha esacerbato le fratture interne al Partito repubblicano del Texas, dove l'ala legata al senatore uscente John Cornyn non ha mai digerito la scelta del tycoon di appoggiare Paxton alle primarie di maggio.
I democratici, che candidano James Talarico, sperano di approfittare della situazione per conquistare un seggio che nello Stato non vede una vittoria democratica dal 1994.
I soldi di Musk e il difficile equilibrio repubblicano
Sul fronte finanziario, Elon Musk è diventato il maggiore donatore del ciclo elettorale con circa 366 milioni di dollari versati a gruppi conservatori, di cui 276 milioni solo da luglio: 158 milioni sono andati al Senate Leadership Fund, il comitato che sostiene i candidati repubblicani al Senato, 76 milioni al suo America PAC, 20 milioni al Congressional Leadership Fund e 10 milioni al Lone Star Liberty PAC che appoggia Paxton.
Nonostante l'afflusso di risorse, i repubblicani affrontano un midterm in salita: i democratici guidano nei sondaggi aggregati per la Camera con oltre otto punti di vantaggio e il Cook Political Report stima una possibile avanzata in 18 distretti. La popolarità di Trump, secondo le medie nazionali, è scesa intorno al 38%, con solo il 35% degli americani che approva la sua gestione dell'economia, mentre i democratici hanno già iniziato a votare per posta e in anticipo in decine di Stati.
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