Nel Pd spunta la linea morbida sulla Russia, e Picierno attacca Bettini
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Redazione Interno
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Una crepa significativa, la prima di tale portata, si è aperta nel Partito Democratico sulla posizione da tenere verso la Russia di Vladimir Putin e il conflitto in Ucraina. A provocarla è stata un’intervista rilasciata da Goffredo Bettini, storico fondatore e tessitore di leadership all’interno del partito, che ha invitato a un cambio di passo: meno invio di armi a Kiev e più spinta alla trattativa diretta con Mosca. Una svolta, quella auspicata da Bettini, che sembra allinearsi più alle posizioni del Movimento 5 Stelle che a quelle della tradizione atlantista e filoeuropea del Pd. La replica, durissima, è arrivata a distanza di poche ore da Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, la quale ha bollato con disprezzo le tesi del compagno di partito, definendole frutto di un “colpevole ritardo” nella comprensione della realtà storica e politica.
La condanna di Picierno e il peso della memoria europea
Picierno ha scelto i social network per esprimere il suo dissidio, trovando nella cronaca di un viaggio istituzionale in Lituania il terreno più fertile per la sua polemica. “Il caso vuole che io sia a Vilnius”, ha scritto, raccontando di aver visitato il museo dedicato all’occupazione sovietica e alle attività del Kgb. Quella visita, ha sottolineato con parole cariche di emotività, l’ha portata alle lacrime “di fronte a prove di atrocità” che ha faticato a raccontare, ricordando come quel periodo buio, per i Paesi Baltici, sia durato “praticamente fino a ieri”, ovvero fino al crollo dell’Urss nel 1991. Un monito, il suo, a non dimenticare la storia recente del continente e le sofferenze inflitte dai regimi, che risuona come una critica radicale a qualsiasi tentativo di comprensione o appeasement verso il Cremlino.
Le tesi di Bettini e il silenzio della segretaria
Dall’altra parte, Bettini ha dipinto un quadro di “smarrimento e disillusione” della sinistra europea, esortando a reagire e a modificare l’approccio. La sua analisi, che alcuni hanno liquidato come difficilmente prendibile sul serio in termini di politica internazionale, va invece valutata, secondo osservatori interni, proprio per ciò che rappresenta: un’abile mossa nel complicato gioco delle correnti e delle alleanze. La sua intervista, apparsa su un quotidiano spesso critico verso la linea ufficiale della Nato, ha infatti immediatamente scatenato una rivolta tra molti esponenti del partito, mentre il leader del M5S Giuseppe Conte non ha nascosto un certo compiacimento. Sul fronte della segreteria, Elly Schlein ha invece mantenuto, almeno nelle immediatezze delle dichiarazioni, un silenzio prudente, che non ha contribuito a sedare il dibattito interno.
Le implicazioni di una dottrina divisiva
Quello che sta emergendo, al di là delle singole dichiarazioni, è uno scontro di visioni che tocca nervi scoperti della politica estera democratica. Da un lato, c’è chi, come Picierno, vede nella fermezza verso Putin e nel sostegno all’Ucraina un imperativo morale e strategico non negoziabile, radicato nella memoria delle oppressioni del secolo scorso. Dall’altro, c’è chi, come Bettini, spinge per un realismo che consideri la trattativa come l’unico sbocco possibile, allineandosi a una parte dell’opinione pubblica stanca del conflitto. Questa “dottrina Bettini”, se così può essere definita, rischia di rivelarsi profondamente divisiva in un momento delicato anche a livello continentale, dove la leadership della presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen – verso la quale Bettini ha espresso giudizi durissimi – è un altro elemento di frizione. La questione, insomma, non è meramente tattica, ma chiama in causa l’identità stessa del partito e il suo ruolo nell’Occidente, in un contesto internazionale reso ancor più complesso dalla riconferma di Donald Trump alla Casa Bianca.




