Lagarde rilancia gli eurobond per la difesa: una questione di sopravvivenza per l'Europa

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Quando i banchieri centrali parlano, i mercati e i governi tendono ad ascoltare con particolare attenzione, sapendo che ogni loro parola è soppesata e carica di implicazioni. Christine Lagarde, alla guida della Banca Centrale Europea, ha deciso di rompere un silenzio prolungato su un tema scottante, schierandosi apertamente a favore dell’emissione di debito comune europeo. La presidente, che aveva ereditato il timone dell’istituto di Francoforte da Mario Draghi, noto per il suo storico “whatever it takes”, ha usato un tono altrettanto perentorio definendo la difesa del continente una “questione di sopravvivenza”. Una scelta lessicale che riecheggia volutamente l’emergenza della pandemia, quando l’Unione, superando storiche resistenze, varò il programma Next Generation Eu finanziandolo proprio con l’emissione congiunta di titoli per mille miliardi di euro. Lagarde, dunque, non ha semplicemente espresso un parere tecnico, ma ha lanciato un preciso segnale politico, indicando nella spesa militare un’applicazione perfetta per uno strumento di mutualizzazione del debito.

Un parallelo con la crisi pandemica

L’argomentazione della numero uno della Bce si fonda su un paragone diretto e difficilmente contestabile. Se per affrontare un virus sconosciuto, che minacciava la salute pubblica e paralizzava le economie, si è trovato il coraggio di creare uno strumento finanziario senza precedenti, non si comprende perché non si debba fare lo stesso per un altro rischio esistenziale. La sicurezza collettiva, minacciata da un contesto geopolitico profondamente mutato dopo l’invasione russa dell'Ucraina, rappresenta, nelle sue parole, una minaccia di pari entità. Il meccanismo degli eurobond, che permetterebbe di raccogliere capitali sui mercati con la garanzia congiunta di tutti gli stati membri, abbatterebbe i costi del finanziamento e distribuirebbe l’onere in modo più equo, evitando che i paesi con bilanci già fragili debbano accollarsi da soli spese ingenti per ammodernare gli eserciti.

Il contesto di una economia in ripresa

La mossa di Lagarde non arriva in un vuoto politico, né in un momento di particolare debolezza economica. Al contrario, la presidente ha sottolineato come i fondamentali dell’Eurozona appaiano più solidi del previsto, al punto che la Bce si prepara a rivedere al rialzo le sue previsioni di crescita. È proprio questa relativa forza, unita alla consapevolezza degli shock esterni, a spingere verso una riflessione coraggiosa su come dotare il continente di strumenti finanziari permanenti. L’investimento nella difesa, del resto, non è visto solo come una necessità strategica ma anche come un possibile volano per l’industria tecnologica e manifatturiera europea, creando una sinergia tra sicurezza e sviluppo industriale che molti considerano ormai indispensabile.

Le resistenze politiche e la strada da percorrere

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.