Eurobond per la difesa, la Germania frena

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La proposta della Commissione europea di attivare clausole nazionali di sospensione del Patto di stabilità e crescita, per permettere agli Stati membri di aumentare le spese militari fino a 1,5 punti percentuali del PIL per un periodo di quattro anni, si scontra con il muro alzato dalla Germania. Il commissario europeo all’economia, il lettone Valdis Dombrovskis, ha illustrato il piano durante l’Eurogruppo, sottolineando la necessità di un impegno straordinario in materia di difesa. Tuttavia, Berlino, attraverso il ministro delle Finanze Joerg Kukies, ha espresso scetticismo sull’ipotesi di emettere eurobond per finanziare le spese militari dei singoli Paesi, preferendo invece una maggiore flessibilità nelle regole di bilancio.

La posizione tedesca, che esclude a priori l’emissione di titoli comuni per scopi bellici, si inserisce in un contesto politico interno già complesso. Il cancelliere in pectore Friedrich Merz, infatti, sta affrontando una corsa contro il tempo per raccogliere i consensi necessari all’approvazione di un pacchetto finanziario da 900 miliardi di euro destinato al riarmo. Per modificare la costituzione e aggirare il cosiddetto “freno al debito” (Schuldenbremse), servirebbe una maggioranza dei due terzi nel Bundestag, obiettivo che appare irraggiungibile nella prossima legislatura. Per questo, il governo tedesco ha deciso di sottoporre il testo all’attuale Parlamento, ma anche in questo caso i numeri non sembrano garantiti, complici le resistenze dei Verdi e di altre forze politiche.

Dietro al maxi piano di stimolo per il riarmo c’è anche l’influenza di Clemens Fuest, direttore dell’istituto Ifo e tra i più ascoltati economisti tedeschi. Fuest, che in passato si è distinto per le sue posizioni rigoriste in materia di bilancio, ha cambiato approccio in seguito all’ascesa di Donald Trump, ritenendo necessario un aumento delle spese militari per garantire la sicurezza europea. Tuttavia, la sua svolta non basta a placare le divisioni interne alla coalizione di governo, che rischiano di bloccare l’intero progetto.

Intanto, a Bruxelles, il dibattito sugli eurobond per la difesa rimane acceso. Se da un lato la Commissione europea spinge per una maggiore cooperazione finanziaria, dall’altro la Germania continua a opporre resistenza, preferendo soluzioni nazionali e una gestione più rigida dei conti pubblici. Una posizione che, se da un lato riflette la tradizionale prudenza tedesca in materia di debito, dall’altro rischia di rallentare un processo che molti considerano urgente, soprattutto alla luce delle crescenti tensioni geopolitiche.

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