La legge di Lidia Poët 3, il carcere, i palazzi e quel fascino nero di Torino

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   C’è un momento, in questa terza stagione de “La legge di Lidia Poët” da poco disponibile su Netflix, in cui la macchina da presa sembra smettere di seguire la protagonista per lasciarsi semplicemente cullare dalle strade. Non è un caso, se si considera che le riprese – condotte tra la primavera e l’estate del 2025 – hanno trasformato il capoluogo piemontese in un set a cielo aperto, utilizzando circa 110 location differenti, molte delle quali vergini per l’audiovisivo. A differenza di quanto si potrebbe pensare, la serie non si limita a usare Torino come uno sfondo patinato: la città diventa un ingranaggio narrativo, quasi un co-protagonista silenzioso, capace di raccontare da solo il peso di quell’Ottocento giudiziario che fa da sfondo alle inchieste della prima avvocata italiana. La produzione, affidata a Groenlandia, ha spaziato dai saloni nobiliari alle segrete dei tribunali, restituendo una stratificazione urbana che solo una capitale sabauda poteva offrire.

La giustizia e il potere nei palazzi della città

Se si cammina per il centro, è facile imbattersi negli esterni che incorniciano le vicende legali della serie. Palazzo Carignano, con la sua facciata in mattoni rossi disegnata da Guarino Guarini, rappresenta l’ingresso monumentale del Tribunale, mentre l’austero salone dell’ex Curia Maxima ne ospita gli interni, dove si consumano i duelli verbali tra l’accusa e la difesa. Non lontano, tra piazza Solferino e via Milano, si nasconde una delle novità più rilevanti di questo ultimo capitolo: Palazzo Lascaris. La sede del Consiglio regionale del Piemonte, infatti, ha aperto i suoi cancelli per la prima volta a una produzione cinematografica, prestando gli uffici della presidenza e della vicepresidenza per ricreare le stanze della Procura, quelle frequentate dal magistrato Fourneau (Gianmarco Saurino). Una scelta, quest’ultima, che aggiunge un sottile strato di realismo politico alla finzione.

Il volto oscuro tra obitori e hotel di lusso

Ma non è solo il potere a interessare la regia. La serie esplora i contrasti sociali con un’attenzione quasi maniacale per i luoghi ibridi. Un esempio su tutti è la chiesa di Santa Pelagia, situata nel cuore del Borgo Nuovo: il suo coro semicircolare, impreziosito da stalli in noce e stucchi settecenteschi, è stato trasformato nell’obitorio cittadino. Un contrasto voluto tra il sacro e il macabro che amplifica la tensione emotiva delle scene. In antitesi a questa austera funzionalità, il lusso trova dimora in un altro celebre edificio: Palazzo Civico. La facciata del Municipio, affacciata su piazza Palazzo di Città, diventa l’ingresso dell’immaginario “Hotel Regio”, mentre per gli interni – come ha rivelato la location manager Cristina Vecchio – la produzione si è spostata fino al Castello di Racconigi, residenza reale utilizzata per ricreare gli ambienti sfarzosi dell’alta borghesia.

Il borgo e la vita privata della prima avvocata

Abbandonando per un momento i salotti del potere, la scenografia si fa più intima per raccontare la sfera privata della famiglia Poët. Gli esterni della loro dimora sono stati ambientati in piazza Cavour, uno dei giardini storici della città, mentre gli interni sono stati meticolosamente ricostruiti all’interno di Villa San Lorenzo. Per dare consistenza alla narrazione, la troupe non si è limitata al centro; ha raggiunto le colline di Gassino Torinese, Sciolze, e addirittura il borgo di Avigliana, dove per due giorni consecutivi, tra la fine di maggio del 2025, furono interrotti il traffico e la sosta in piazza Conte Rosso per permettere le riprese. Questa dispersione geografica, che tocca anche la Palazzina di Caccia di Stupinigi e la Tenuta La Mandria, serve a costruire un mosaico visivo che restituisce l’eterogeneità del paesaggio piemontese. In quest’ottica, persino il “Porto di Savona”, lo storico ristorante affacciato su piazza Vittorio Veneto, viene riciclato come la “Maison d’Or”, trasformando un luogo di aggregazione reale in un palcoscenico per gli incontri più rischiosi e clandestini di Lidia.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.