Successione Del Vecchio, Leonardo Maria vuole rilevare il 25% di Delfin dai fratelli Luca e Paola

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Redazione Economia Redazione Economia   -   A tre anni e mezzo dalla scomparsa di Leonardo Del Vecchio, avvenuta nel giugno del 2022, la sua eredità continua a essere al centro di una complessa partita finanziaria e giudiziaria che vede contrapposti, seppur con strategie differenti, gli otto eredi della cassaforte di famiglia, Delfin. L’azionariato di questa holding lussemburghese, che controlla partecipazioni rilevantissime in EssilorLuxottica, Covivio, e in istituti di credito del calibro di UniCredit, Generali e Monte dei Paschi di Siena, è suddiviso in otto quote paritetiche del 12,5% -2-4. In questo quadro di stallo operativo e decisionale, che dura ormai da tre anni, è emersa con forza la mossa di Leonardo Maria Del Vecchio, quarto figlio del fondatore e attuale chief strategy officer di EssilorLuxottica nonché presidente di Ray-Ban. Secondo quanto anticipato da fonti di stampa e confermato dall’ANSA, l’erede avrebbe formalizzato la sua intenzione di esercitare il diritto di prelazione sulle partecipazioni dei fratelli Luca e Paola, due delle figure che, insieme a Clemente, avevano accettato l’eredità con il beneficio d’inventario -1-6-7.

La volontà espressa da Leonardo Maria, secondo quanto riferito da ambienti a lui vicini, sarebbe quella di sbloccare una situazione che si protrae da tempo e che, di fatto, ha congelato qualsiasi modifica sostanziale alla governance e alla distribuzione dei dividendi oltre una certa soglia -2. L’operazione, che riguarda una fetta complessiva del 25% del capitale di Delfin, è stata comunicata alla stessa holding e agli altri soci, innescando una serie di reazioni a catena all’interno dell’assetto familiare. La somma delle quote di Luca e Paola, ai valori correnti di mercato delle partecipate, varrebbe una cifra compresa tra i 14 e i 15 miliardi di euro, anche se fonti vicine al dossier hanno precisato che un’eventuale transazione tra soci avverrebbe verosimilmente a sconto, seguendo le prassi di mercato -4-9. Questo aspetto, relativo alla scontistica, è cruciale perché introduce un margine di negoziazione in una partita che, altrimenti, sarebbe di dimensioni colossali anche per un erede con le sue risorse.

Il contesto in cui si inserisce questa iniziativa è reso ancora più intricato da precedenti richieste e da sviluppi giudiziari paralleli. Già nell’autunno del 2025, durante un’assemblea di Delfin, Luca e Paola Del Vecchio avevano chiesto di poter trasferire le loro quote in società separate, con l’obiettivo di renderle più facilmente negoziabili e bancabili -7-9. La mancanza dell’unanimità, con solo cinque soci favorevoli su otto, aveva bloccato l’operazione in sede assembleare, spingendo i due fratelli a rivolgersi all’autorità giudiziaria in Lussemburgo. Il tribunale lussemburghese è stato chiamato a definire le condizioni economiche per un’uscita forzata dalla compagine societaria, basandosi sul principio che non possa esistere un divieto perpetuo di liquidare la propria partecipazione -7-9. È in questo solco che si innesta la mossa di Leonardo Maria, che con la sua offerta di prelazione cerca probabilmente di anticipare o condizionare la decisione del giudice, proponendo una soluzione negoziale interna.

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