Il comune di Varese celebra Dario Fo tra mostre, anniversari e il rapporto con Franca Rame, mentre a Milano scoppia la polemica sulla targa
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Non solo la metropoli lombarda, dove la memoria del premio Nobel si scontra con il giudizio dei familiari, ma anche la provincia, con le sue radici culturali e quel legame storico che univa l’artista al territorio, si prepara a rendere omaggio a Dario Fo. A cent’anni esatti dalla nascita – il 24 marzo – e a quasi un decennio dalla scomparsa, avvenuta a Milano il 13 ottobre del 2016, il calendario nazionale delle celebrazioni promosso dalla Fondazione Fo Rame trova nel varesotto uno dei suoi epicentri più significativi. È qui, a villa Mirabello, che una mostra curatoriale si propone di restituire la poliedricità del genio: il teatro che gli valse il Nobel per la letteratura nel 1997, ma anche la pittura, che fu la sua prima vocazione, le canzoni, la filmografia e quell’impegno civile costante, mai scisso dalla figura di Franca Rame, compagna di vita e di scena per oltre sessant’anni.
L’eredità artistica e il legame con il territorio lombardo
L’iniziativa, che vede la collaborazione del Comune di Varese e dell’Università degli Studi dell’Insubria, con un contributo anche dal Festival Tra Sacro e Sacro Monte, non nasce in un vuoto celebrativo, ma attinge a un rapporto concreto e mai interrotto. Fo e Rame, nelle loro incessanti tournée, avevano fatto di questa zona un crocevia abituale, un territorio che ha restituito l’affetto ricevuto intitolando loro un teatro a Luino già dal marzo 2025. La rassegna varesina intende dunque raccontare un secolo di storia culturale e civile italiana attraverso le lenti del drammaturgo, senza cedere alla retorica celebrativa ma puntando a una ricostruzione filologica delle sue molteplici espressioni: dal palcoscenico alla tela, dalla satira politica alla produzione discografica. Si tratta, nelle intenzioni dei curatori, di restituire la profondità di un artista la cui opera ha attraversato i mutamenti del costume nazionale, sempre con quella vena irriverente che lo rese celebre.
Il centenario milanese tra commemorazione e polemica familiare
Se Varese articola il suo tributo in una pluralità di eventi, a Milano la celebrazione del centenario si è trasformata in un acceso confronto sulle modalità del ricordo. Il Comune di Milano ha scelto di apporre una targa commemorativa sulla facciata dello stabile di corso di Porta Romana dove la coppia ha vissuto per lunghi anni, un gesto istituzionale che però non ha soddisfatto le aspettative della Fondazione Fo Rame. Mattea Fo, nipote del premio Nobel e attuale presidente della Fondazione, ha espresso il proprio dissenso in una lettera, ritenendo la targa un omaggio insufficiente per una figura della portata del nonno. “Il 28 marzo alle 15.30 sarò a Milano, in corso di Porta Romana, davanti alla casa in cui i miei nonni Dario e Franca hanno vissuto per tanti anni”, ha scritto, precisando che sarà presente per rappresentare la famiglia e la Fondazione mentre il Comune procederà con l’apposizione, quasi a presidiare un luogo carico di memoria personale che, a suo avviso, meriterebbe un riconoscimento più sostanzioso.
Dario Fo, Francesco d’Assisi e il palcoscenico dell’Angelicum
In questo intreccio di anniversari – i cento anni dalla nascita di Fo e gli ottocento dalla morte di un santo – trova spazio un ulteriore capitolo culturale che lega il teatro alla spiritualità. Il 26 marzo, al teatro Angelicum di piazza Sant’Angelo a Milano, andrà in scena “Lu santo jullare Francesco”, una delle piece più intense interpretate da Mario Pirovano, attore storico e collaboratore di lunga data di Fo. L’opera, che mescola la tradizione del giullare alla figura di Francesco d’Assisi, rappresenta un ideale trait d’union tra il sacro e la dimensione laica e provocatoria cara al drammaturgo. Sarebbe piaciuto a entrambi, scrivono i promotori, questo incontro ideale tra il santo umbro e il Nobel milanese, due figure che hanno fatto della parola e della predicazione – seppur in forme radicalmente diverse – il loro strumento di comunicazione con il popolo. Lo spettacolo si inserisce così come un tassello fondamentale nel mosaico delle celebrazioni, offrendo un contrappunto artistico alle iniziative più strettamente istituzionali e museali.
L’amore per Franca Rame e il ricordo di una vita condivisa
Al centro di tutte le iniziative, come un filo rosso che lega la mostra di Varese agli eventi milanesi, permane la figura di Franca Rame, scomparsa nel 2013. Fo trascorse gli ultimi tre anni della sua vita senza di lei, morendo il 13 ottobre del 2016, eppure il loro sodalizio artistico e umano – definito dallo stesso Fo come “amore assoluto, sconfinato, traboccante” – costituisce il nucleo interpretativo fondamentale per comprendere la sua produzione. La pittura, il teatro d’avanguardia, le battaglie per i diritti civili: ogni aspetto dell’opera di Fo porta l’impronta indelebile di quella collaborazione simbiotica. Le celebrazioni in corso, proprio per questo, tendono a evitare una commemorazione solitaria del premio Nobel, preferendo inquadrare la sua eredità all’interno di un percorso artistico duale, dove il privato e il pubblico, la scena e la vita, finivano inevitabilmente per coincidere.




