L’Europa affonda la direttiva anti-greenwashing, mentre il Partito Popolare spacca il fronte Ue

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Commissione Europea, dopo due anni di lavori e un iter che sembrava ormai avviato verso l’approvazione definitiva, ha annunciato il 20 giugno 2025 l’intenzione di ritirare la direttiva sui “green claims”, la norma pensata per contrastare le dichiarazioni ambientali ingannevoli delle aziende. Un dietrofront improvviso, che ha lasciato molti osservatori a bocca asciutta e ha riacceso le divisioni interne all’Unione, già logorate dalle battaglie sul Green Deal.

A innescare la crisi è stata una lettera del Partito Popolare Europeo, che ha fatto pressioni per bloccare il provvedimento, sostenendo l’esenzione delle microimprese dagli obblighi di verifica. Una richiesta che, se accolta, rischierebbe di svuotare la direttiva del suo scopo principale: garantire che ogni affermazione ecologica sia supportata da prove scientifiche, evitando così il dilagare del greenwashing. La Commissione, messa con le spalle al muro, ha tentato di mediare, suggerendo che il ritiro potrebbe essere evitato solo con l’introduzione di deroghe per le piccole imprese. Ma il danno ormai è fatto, e quello che doveva essere un pilastro della transizione verde si è trasformato in un “gran casino”, come lo hanno definito gli stessi portavoce dell’esecutivo Ue.

La direttiva, che avrebbe imposto standard rigorosi per le dichiarazioni ambientali – dal riciclo dei materiali alla neutralità carbonica –, era considerata un tassello fondamentale per proteggere i consumatori dalle truffe ecologiche. Senza di essa, il rischio è che il mercato continui a essere invaso da slogan vaghi e certificazioni fasulle, mentre l’Europa perde un’occasione per rafforzare la propria credibilità in materia di sostenibilità.

Intanto, il fronte politico si è spaccato. Socialisti, Verdi e Liberali hanno protestato contro la mossa della Commissione, accusando il PPE di aver ceduto alle lobby industriali. L’Italia, da parte sua, ha approfittato della confusione per prendere le distanze, confermando ancora una volta le difficoltà dell’Ue nel trovare un equilibrio tra esigenze economiche e ambizioni ambientali.

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