Il supercaccia spacca l’Europa: tramonta il progetto con Parigi, Berlino guarda a Roma
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Redazione Esteri
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L’industria della difesa europea, che pure si vorrebbe sempre più integrata e capace di competere con i colossi statunitensi, si trova a fare i conti con una frattura destinata a lasciare il segno. Il programma per la realizzazione del caccia di sesta generazione FCAS, Future Combat Air System, nato nel 2017 dalla volontà politica di Emmanuel Macron e Angela Merkel quale simbolo dell’autonomia strategica del continente, è di fatto giunto al capolinea ancor prima di riuscire a decollare. E se a Parigi si moltiplicano gli sforzi per tentare di rianimare un paziente in fin di vita, a Berlino, invece, si guarda con sempre maggiore interesse e concretezza al progetto concorrente, il GCAP, Global Combat Air Programme, che vede già unite Italia, Regno Unito e Giappone.
Il nodo della questione, come spesso accade in progetti di tale complessità e costo – si parla di un investimento complessivo che potrebbe superare i cento miliardi di euro – risiede nelle dispute industriali e nella spartizione delle quote di lavoro. Il contenzioso tra Dassault Aviation, che vorrebbe detenere il controllo assoluto del programma, e Airbus, che rappresenta invece gli interessi tedeschi e spagnoli, è diventato negli anni una palude dalla quale è stato impossibile uscire. I francesi, forti dell'esperienza maturata con il Rafale, rivendicano il ruolo di capofila incontrastato, mentre i tedeschi, attraverso Airbus, chiedono una partecipazione paritaria che è sempre stata negata nella pratica. Una situazione di stallo che ha portato sindacati e associazioni di categoria tedesche, come la potente IG Metall, a fare pressione sul cancelliere Friedrich Merz affinché volti pagina e abbandoni definitivamente l'ambizioso progetto avviato dall’ex cancelliera.
L’asse Roma-Berlino e il corteggiamento tedesco
È in questo clima di crescente insofferenza che si inseriscono le mosse del governo italiano. Durante il vertice bilaterale tenutosi a Roma lo scorso 23 gennaio, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, hanno avuto modo di discutere a lungo di difesa e di alleanze strategiche. Fonti qualificate riferiscono che da parte italiana sia stata espressa piena disponibilità ad accogliere un eventuale ingresso della Germania nel programma GCAP, un progetto che, a differenza del caccia franco-tedesco, procede spedito verso la realizzazione del primo dimostratore, prevista per il 2027, con l’obiettivo di avere il velivolo operativo entro il 2035. Un’apertura, quella di Roma, che non è passata inosservata a Parigi, tanto che il presidente Macron avrebbe già scritto a Merz per chiedere chiarimenti circa le reali intenzioni tedesche.
La prospettiva di un allargamento del GCAP alla Germania, dopo che l’Austria avrebbe già manifestato un interesse di massima, ridisegnerebbe gli equilibri industriali del Vecchio Continente. Il programma, che vede coinvolte per l’Italia Leonardo, insieme a MBDA Italia, Avio Aero ed Elettronica, con una recente autorizzazione di spesa da parte della Commissione Difesa della Camera che supera gli 8,7 miliardi di euro per la prosecuzione delle attività, rappresenta un’opportunità di crescita tecnologica e occupazionale non indifferente. L’ingresso di Berlino, con la sua potenza di fuoco economica, garantirebbe risorse aggiuntive e una commessa più consistente, rendendo il progetto ancor più solido di fronte alle sfide del mercato globale.
Le ragioni di un divorzio annunciato e il ruolo della Spagna
Le cause della crisi dell’FCAS, in realtà, non si limitano ai soli dissidi tra Dassault e Airbus. Come sottolineano diversi analisti del settore, alla base del fallimento vi è una mancata condivisione fin dall’inizio del concetto operativo del velivolo. La Francia, unica potenza nucleare e con una portaerei da dover equipaggiare, necessita di un caccia imbarcato con caratteristiche specifiche, mentre la Germania, e in parte la Spagna, sono alla ricerca di un cacciabombardiere per la difesa aerea e l’attacco al suolo. Due visioni strategiche difficilmente conciliabili in un unico progetto, una difficoltà che nel programma GCAP è stata risolta con una governance più chiara e una ripartizione dei compiti meno conflittuale.
Nel frattempo, la Spagna osserva con apprensione l’evolversi della situazione. Madrid, entrata nel programma FCAS in una fase successiva, rischia di rimanere intrappolata in un vicolo cieco, con la prospettiva di vedersi negato il tanto atteso salto tecnologico nel settore della difesa aerea. Non è escluso, e qualche indiscrezione in tal senso inizia a circolare negli ambienti specializzati, che anche gli spagnoli possano guardare con interesse al progetto guidato da Italia, Gran Bretagna e Giappone, valutando costi e benefici di un eventuale cambio di alleanza. Una frammentazione, questa, che rischia di vanificare anni di sforzi per creare una difesa comune e che, paradossalmente, potrebbe portare alla realizzazione di due distinti caccia di sesta generazione in Europa, con un inevitabile aumento dei costi e una minore efficienza complessiva.




