Consulta, ottava fumata nera per l'elezione del giudice
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Redazione Interno
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Ennesima fumata nera, l'ottava, del Parlamento riunito in seduta comune alla Camera per la scelta del giudice della Consulta. Fallisce il tentativo della maggioranza, definito dall'opposizione come un "blitz della Meloni", di far eleggere il giurista Francesco Saverio Marini, consigliere giuridico di Palazzo Chigi voluto dalla premier e considerato il padre del ddl di riforma costituzionale del premierato. Nonostante i tentativi fino all'ultimo di giocare a braccio di ferro, il quorum di 363 voti, vale a dire i 3/5 dei 605 parlamentari, non è stato nemmeno sfiorato.
L’opposizione ha fatto quadrato, mantenendo una linea unitaria, non entrando in Aula o non ritirando la scheda, senza defezioni. Il centrodestra, che ha cercato di non bruciare Marini, ha giurato di procedere a intervalli regolari con nuove convocazioni e senza più remore. Tuttavia, il metodo adottato, che ha alimentato la spaccatura, è stato percepito come un autogol. Quando si tratta di istituzioni di garanzia come la Corte costituzionale, il metodo è sostanza, e il tentativo di imporre un proprio candidato senza coinvolgere le opposizioni può diventare un boomerang.
La premier Meloni, che da giorni preparava il blitz per issare alla Corte costituzionale il suo consigliere giuridico Francesco Saverio Marini, ha dovuto fare marcia indietro. I parlamentari di Fdi, convocati con toni perentori, e quelli di Lega e Fi, non sono riusciti a raggiungere il quorum necessario. La clamorosa retromarcia di ieri ha segnato un ulteriore fallimento per la maggioranza, che ora dovrà rivedere la propria strategia per evitare ulteriori impasse.




