Ora solare 2026, il ritorno delle lancette riapre il dilemma: quale orario scegliere se si abolisce il cambio
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Redazione Interno
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Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026 l'Italia tornerà all'ora solare. Alle tre del mattino le lancette dovranno essere spostate indietro di un'ora, riportandosi alle due: si dormirà sessanta minuti in più e il sole tramonterà prima. Il provvedimento chiude la stagione dell'ora legale, che sarà ripristinata nella notte tra sabato 27 e domenica 28 marzo 2027. La maggior parte dei dispositivi elettronici connessi si aggiornerà automaticamente, mentre gli orologi analogici richiederanno un intervento manuale.
Che cosa sono ora solare e ora legale
L'ora solare corrisponde all'orario standard del fuso italiano, UTC+1, un'ora in avanti rispetto a Greenwich, e resta in vigore nei mesi autunnali e invernali. L'ora legale è invece la convenzione che anticipa gli orologi di sessanta minuti, portando l'Italia a UTC+2 per un periodo limitato dell'anno. L'obiettivo storico è ridurre i consumi energetici legati all'illuminazione artificiale nelle ore serali.
Secondo i dati diffusi da Terna e richiamati nel documento che ha avviato l'indagine conoscitiva alla Camera, tra il 2004 e il 2025 l'ora legale ha consentito un minor consumo di energia elettrica superiore a 12 miliardi di kWh, con un risparmio per i cittadini di circa 2,3 miliardi di euro. La Società Italiana di Medicina Ambientale stima inoltre una riduzione annua delle emissioni di CO2 compresa tra le 160.000 e le 200.000 tonnellate.
Il dibattito politico e l'indagine alla Camera
La discussione sull'abolizione del cambio semestrale non è nuova. Nel 2018 una consultazione pubblica promossa dalla Commissione europea raccolse 4,6 milioni di partecipanti, l'84 per cento dei quali si espresse a favore della soppressione del cambio d'ora. L'anno successivo il Parlamento europeo approvò una proposta di direttiva per lasciare ai singoli Stati la scelta tra ora solare o legale permanente, ma il processo si è arenato in Consiglio, dove manca ancora una posizione comune.
In Italia, la X Commissione della Camera ha avviato un'indagine conoscitiva dedicata agli effetti dell'ora legale permanente, su impulso della Società Italiana di Medicina Ambientale, di Consumerismo No profit e del deputato Andrea Barabotti. L'obiettivo è valutare gli impatti sul comparto energetico e produttivo, con la possibilità di una fase sperimentale basata sulla proroga dell'ora legale. Le audizioni coinvolgeranno enti di ricerca, associazioni di categoria e rappresentanti istituzionali.
Che cosa dice la scienza sul sonno e sul rendimento
Un'analisi pubblicata sul Canadian Medical Association Journal e firmata da ricercatori dell'Università della British Columbia e della Simon Fraser University indica che l'evidenza sanitaria favorisce l'ora solare permanente rispetto a quella legale permanente. Il motivo principale risiede nella luce del mattino, che sincronizza l'orologio biologico interno: l'ora legale perenne, spostando l'alba un'ora più avanti, priverebbe l'organismo di questo segnale proprio nei mesi invernali, quando le mattine sono già più buie.
Il professor Raymond Lam, autore principale dello studio, ha spiegato che porre fine al cambio dell'ora risolve un problema ma ne crea un altro, ovvero decidere su quale orario vivere tutto l'anno. Le principali società scientifiche di medicina del sonno, tra cui l'American Academy of Sleep Medicine, raccomandano l'ora solare permanente, ricordando che la luce serale tende invece a ritardare il ritmo circadiano.
Gli effetti di un eventuale disallineamento cronico ricadrebbero in modo particolare sugli adolescenti, il cui orologio biologico tende naturalmente a spostarsi in avanti durante la pubertà, e sui lavoratori con turni mattutini fissi.
Le possibili conseguenze di un orario permanente
L'ora legale permanente presenta anche vantaggi riconosciuti, come la maggiore luce serale che favorisce attività ricreative, sociali e commerciali dopo il lavoro e la scuola. Tuttavia, l'analisi canadese sottolinea che questi benefici vanno bilanciati con le prove che collegano un orario solare più tardivo a meno sonno, minore produttività e risultati educativi peggiori. Uno studio condotto su studenti di scuole situate lungo il confine tra fusi orari in Florida ha rilevato che un'ora in più di luce prima dell'inizio delle lezioni era associata a punteggi migliori in matematica e lettura.
L'esperienza internazionale offre inoltre alcuni esempi: gli Stati Uniti adottarono l'ora legale permanente durante la crisi energetica del 1974, ma tornarono indietro nel giro di un anno tra le proteste per le mattine buie; la Russia fece una scelta analoga nel 2011 e la revocò nel 2014; il Cile seguì un percorso simile dopo il 2015. L'analisi raccomanda che, qualunque politica venga scelta, i suoi effetti siano monitorati, con particolare attenzione a sonno, umore, incidenti e risultati scolastici.
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