Caso Bova, Marti e Dede: il ricatto che svela i retroscena di una Milano che non esiste più

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Più che la storia d’amore – o presunta tale – tra Raoul Bova e Martina Ceretti, è il patatrac giudiziario a tenere banco. Al centro dell’inchiesta per tentata estorsione, infatti, non c’è solo l’attore, bersagliato da una quarantina di messaggi minatori in due giorni, ma la coppia formata dalla modella 23enne, detta Marti, e Federico Monzino, noto come Dede, 29enne pr milanese. Sono loro, stando alle ricostruzioni, ad aver consegnato a Fabrizio Corona chat e audio privati tra Bova e la Ceretti, scatenando un ricatto che ha spinto l’attore a denunciare.

I fatti risalgono all’11 e 12 luglio, quando Bova ha ricevuto una raffica di pressioni da un numero spagnolo anonimo. L’obiettivo? Ottenere denaro in cambio del silenzio su conversazioni intime. Gli inquirenti, coordinati dal sostituto procuratore Eliana Dolce, sospettano che dietro quelle minacce ci sia Monzino, le cui versioni – così come quelle della Ceretti – appaiono poco convincenti. Le indagini della Postale dovranno chiarire dinamiche e responsabilità, ma già emergono contraddizioni nei racconti dei due giovani, entrambi figli di quell’élite milanese che oggi, tra scandali e social network, sembra aver smarrito ogni ritegno.

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