Giornate Fai di Primavera, 780 luoghi aperti dal palazzo alla Lanterna: si visita anche lo stadio Maradona
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Redazione Interno
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Saranno settecentottanta i luoghi della cultura, sparsi in quattrocento città italiane, che sabato ventuno e domenica ventidue marzo apriranno le loro porte in occasione della trentaquattresima edizione delle Giornate Fai di Primavera, l’evento di punta del Fondo per l’Ambiente Italiano che dal lontano 1975, anno della sua fondazione avvenuta per iniziativa di Giulia Maria Crespi e Renato Bazzoni assieme ad Alberto Predieri e Franco Russoli, promuove la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio storico, artistico e paesaggistico della Penisola. Un’iniziativa, questa, che si configura come una vera e propria festa collettiva dedicata alla bellezza, capace di mobilitare, ed è questo uno degli aspetti più significativi della manifestazione, settemilacinquecento volontari delle delegazioni e dei gruppi Fai sparsi sul territorio, affiancati da ben diciassettemila apprendisti ciceroni, giovani studenti delle scuole secondarie appositamente formati dai loro docenti per raccontare ai visitatori le meraviglie che li circondano, in un passaggio di testimone tra generazioni che dell’evento costituisce forse l’elemento più autentico e commovente.
Un itinerario diffuso tra tesori nascosti e aperture straordinarie
Il ventaglio delle aperture, come di consueto, spazia da nord a sud del Paese includendo tipologie architettoniche e culturali tra le più disparate, poiché l’obiettivo del Fai, lo ha ribadito il presidente Marco Magnifico, non è quello di mettere in scena uno spettacolo isolato ma di testimoniare un impegno quotidiano e diffuso nella tutela di un patrimonio che necessita, per essere preservato, del sostegno di un numero sempre maggiore di cittadini: ecco allora che accanto a ville patrizie e castelli medievali, a chiese romaniche e palazzi nobiliari, trovano spazio luoghi insoliti e talvolta persino sorprendenti, come dimostra la scelta, per questa edizione, di includere tra i siti visitabili l’idrovora di Sassu ad Arborea, in provincia di Oristano, un capolavoro di archeologia industriale che coniuga soluzioni proprie del Futurismo e del Razionalismo, o ancora il Complesso di San Giovanni in Monte a Bologna, già convento e poi carcere, oggi sede universitaria che conserva nel suo refettorio gli affreschi di Bartolomeo Cesi. Non mancano, e anche questo è un tratto distintivo della manifestazione, le aperture di edifici istituzionali solitamente preclusi al pubblico, come il Palazzo di Città a Torino, che per l’occasione permetterà di varcare la soglia della Sala del Sindaco, eccezionalmente accessibile, o come il Ministero dell’Istruzione e del Merito a Roma, progettato da Cesare Bazzani nel lontano 1912 e reso visitabile per volontà dello stesso ministro.
L’omaggio a San Francesco tra arte e spiritualità
L’edizione del 2026 delle Giornate Fai di Primavera si caratterizza, tra l’altro, per un omaggio particolare e diffuso, che coinvolge ben otto regioni, in occasione degli ottocento anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, un itinerario inedito pensato per valorizzare la figura e l’eredità spirituale e culturale del santo patrono d’Italia, che condurrà i visitatori alla scoperta di luoghi carichi di storia e di fede come il Santuario di San Donato a Ripacandida, in provincia di Potenza, soprannominato per la sua suggestione la “piccola Assisi lucana”, con il suo adiacente giardino storico e gli affreschi cinquecenteschi che ne decorano gli interni, o come il Complesso francescano di San Bernardino a Caravaggio, in provincia di Bergamo, dove un prezioso ciclo di affreschi racconta la Passione di Cristo. In Umbria, cuore pulsante della francescanesimo, le visite toccheranno il Convento di San Fortunato a Montefalco, che custodisce affreschi rinascimentali di Benozzo Gozzoli e, nel bosco circostante, un oratorio sotterraneo di epoca paleocristiana, e naturalmente il Bosco di San Francesco ad Assisi, Bene del Fai, luogo di silenzio e raccoglimento ai piedi della Basilica dove è possibile ammirare l’installazione del *Terzo Paradiso* di Michelangelo Pistoletto.
Lo stadio Maradona e le altre chicche campane
Tra le aperture che stanno suscitando maggiore curiosità, e non potrebbe essere altrimenti vista la sua carica identitaria, figura senza dubbio lo Stadio Diego Armando Maradona a Napoli, un luogo che Michele Pontecorvo, presidente regionale della delegazione Fai Campania, ha voluto inserire in un più ampio filone di valorizzazione delle arene calcistiche italiane, dimostrando come sport e cultura possano felicemente convivere. I visitatori, come spiegano gli organizzatori, potranno calpestare il terreno di gioco da bordo campo e percorrere il cosiddetto Miglio Azzurro, quel tratto inedito che solitamente è riservato agli atleti prima dell’ingresso in campo, in un’esperienza che intreccia la storia urbanistica del quartiere di Fuorigrotta con l’importanza architettonica di un impianto, inaugurato nel 1959, che rappresenta un simbolo di modernizzazione per l’intera area occidentale della città. Per chi, invece, predilige le atmosfere più raccolte della storia e dell’arte, la Campania offrirà altre opportunità di grande pregio, come le visite, riservate agli iscritti Fai, a Palazzo d’Avalos del Vasto, interessato da importanti restauri, e al parco e alla Palazzina Borbonica di Villa Rosebery, che richiederanno invece la prenotazione.




