Gasolio allungato con l’acqua, auto in panne dopo pochi chilometri: maxi sequestro della Finanza nel Frusinate
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Redazione Economia
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Sono bastati pochi chilometri – in alcuni casi, per la precisione, poche centinaia di metri – perché i motori andassero in avaria e le spie si accendessero a formare un inquietante albero di Natale sul cruscotto. È da questi episodi, verificatisi subito dopo il rifornimento in un distributore della provincia, che è partita la doccia fredda per decine di automobilisti costretti a fare immediato ritorno in officina. Le segnalazioni, accumulate nel giro di poche ore, hanno subito attirato l’attenzione della Guardia di Finanza, la quale ha avviato accertamenti mirati in un impianto del Frusinate.
I militari del Gruppo di Frosinone, una volta sul posto, hanno proceduto al prelievo di campioni direttamente dal serbatoio interrato dell’impianto. Le analisi, effettuate dal laboratorio chimico dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, hanno restituito un respiro che non lasciava spazio a dubbi: il gasolio era stato contaminato da una rilevante presenza di acqua, una condizione che lo rendeva inidoneo alla vendita e pericoloso per qualsiasi motore a scoppio. Il risultato degli accertamenti ha portato al sequestro dell’intera cisterna e del quantitativo di carburante in essa contenuto, pari a oltre 11mila litri.
Frode in commercio e multe salate: i due soci denunciati
La vicenda, che poteva sembrare un mero guasto tecnico legato a un’infiltrazione accidentale, ha assunto per gli inquirenti i contorni di una vera e propria frode. Nei confronti dei due soci che gestiscono la stazione di servizio è scattata una denuncia a piede libero per il reato di frode in commercio; la loro posizione è ora al vaglio dell’autorità giudiziaria, che dovrà stabilire la natura dolosa o colposa della contaminazione. Non è stata risparmiata la mano pesante neppure sul piano amministrativo, con sanzioni che hanno raggiunto i 50mila euro per i titolari coinvolti in questa vicenda.
Questo intervento, tuttavia, rappresenta solo la punta dell’iceberg di un’operazione ben più ampia. La Guardia di Finanza ha infatti esteso i controlli a tappeto sull’intera rete dei distributori della provincia, scoprendo un panorama di irregolarità a macchia di leopardo. Oltre al caso del carburante annacquato, le Fiamme Gialle hanno elevato sanzioni fino a duemila euro ai cosiddetti “furbetti del distributore”, ovvero quei gestori che hanno omesso di aggiornare i prezzi sul portale ‘Osservaprezzi carburanti’ del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Prezzi opachi e parametri chimici fuori norma: il doppio fronte della truffa
Le irregolarità riscontrate non si limitano quindi alla sola adulterazione del prodotto, ma toccano anche la sfera della trasparenza commerciale. Cinque distributori stradali sono finiti nel mirino per aver omesso la comunicazione delle tariffe praticate per ogni tipologia di prodotto energetico, una violazione che impedisce ai consumatori un corretto confronto dei prezzi e alimenta meccanismi speculativi. L’assenza di questa trasparenza, spiegano gli investigatori, crea un terreno fertile per l’illecito.
A rendere la situazione ancora più allarmante – sebbene nel caso specifico del gasolio contaminato i riflettori siano puntati sull’acqua – sono stati riscontrati anche scostamenti relativi alla composizione chimica del carburante. In alcuni casi, infatti, è emerso un tasso di zolfo ben superiore a quanto stabilito dalla normativa vigente, un elemento che non solo inquina di più, ma accelera l’usura dei componenti meccanici dei veicoli moderni. Le analisi di laboratorio, come quelle eseguite dall’Agenzia delle Dogane, restano fondamentali per certificare la pericolosità del materiale sequestrato.
Danni meccanici e panne immediate: l’effetto dell’acqua nei motori diesel
Ma perché l’acqua nel gasolio provoca il blocco immediato dell’auto? Il meccanismo è subdolo e devastante per i motori moderni, specialmente quelli dotati di sistudi common rail. L’acqua, a differenza del carburante, non lubrifica le parti mobili della pompa di iniezione e, soprattutto, non brucia in camera di combustione. La sua presenza, se in quantità elevate come nel caso dei 11mila litri sequestrati, impedisce la corretta erogazione del carburante agli iniettori.
Nei chilometri immediatamente successivi al rifornimento, l’acqua aspirata dal serbatoio raggiunge il motore. Non essendo comprimibile come il gasolio, causa un’improvvisa variazione di pressione all’interno degli iniettori o, nei casi più gravi, porta alla vera e propria grippatura della pompa di iniezione. Per gli automobilisti beffati, la riparazione non è mai banale: spesso si traduce nella sostituzione dell’intero sistema di alimentazione, un intervento che può costare migliaia di euro e che, in molti casi, supera il valore residuo del veicolo.




