L’ascesa di Antonio Filosa alla guida di Stellantis e l’eredità di Tavares
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Redazione Economia
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Antonio Filosa, prossimo amministratore delegato di Stellantis, continua a raccogliere apprezzamenti all’interno e fuori dal gruppo, mentre si prepara a prendere ufficialmente le redini dell’azienda il 23 giugno. Doug Ostermann, CFO del colosso automobilistico, lo ha definito "una persona straordinaria", sottolineandone la capacità di risolvere problemi con determinazione. Filosa, che ha già visitato gli stabilimenti europei – dall’Italia alla Spagna – per valutare lo stato della produzione, eredita un’azienda in trasformazione, alle prese con le sfide della transizione energetica e della competizione globale.
Nonostante il cambio al vertice, Carlos Tavares, che ha lasciato l’incarico a dicembre, ha tenuto a precisare di non nutrire "rancore verso nessuno". Una dichiarazione che chiude simbolicamente un’era, mentre Filosa si trova a dover bilanciare tradizione e innovazione in un settore sempre più polarizzato tra elettrificazione e motori termici.
Quella che emerge è una leadership fortemente legata al Sud Italia: oltre a Filosa, infatti, altri due manager pugliesi – Luca de Meo (Renault) e Alfredo Altavilla (consulente per Byd) – giocano un ruolo chiave nell’automotive mondiale. Un tratto che accomuna i tre è l’approccio pragmatico, sviluppato in contesti diversi ma con radici comuni.
Intanto, la strategia di Stellantis sembra già delinearsi: abbandonata l’opzione "full electric", il gruppo punta su un mix tecnologico, senza rinunciare del tutto ai combustibili tradizionali. Una scelta dettata non solo dalle fluttuazioni del mercato, ma anche dalle pressioni geopolitiche e dai ritardi infrastrutturali. Filosa, che ha lavorato a lungo in Brasile prima di approdare in Europa, dovrà mediare tra esigenze finanziarie, sostenibilità e competitività, in un panorama dove le case asiatiche avanzano a ritmi serrati.




