La Ue ammorbidisce la transizione elettrica, ma il settore auto resta diviso

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La Commissione Europea ha ufficialmente ridisegnato, con un atteso aggiustamento di rotta, il percorso verso la mobilità a zero emissioni, svuotando progressivamente di sostanza il bando previsto per le auto a motore termico dal 2035. Il nuovo pacchetto di misure, presentato in un clima di pragmatismo dettato dalle pressioni industriali e dalle complessità della transizione, introduce infatti una serie di flessibilità che di fatto consentiranno la sopravvivenza delle tecnologie ibride accanto ai veicoli puramente elettrici, una possibilità che fino a poco tempo fa sembrava esclusa dal quadro normativo originario. Questa correzione, che molti osservatori interpretano come un riconoscimento degli obiettivi climatici troppo ambiziosi e penalizzanti per il comparto, non ha però placato le acque, rivelando anzi profonde spaccature tra i diversi costruttori europei sulle strategie da adottare e sui reali vantaggi competitivi che ne possono derivare.

Le reazioni contrastanti degli industriali

Da una parte, c'è chi accoglie con favore questa apertura, considerandola una vittoria del realismo industriale. Paolo Scudieri, patron di un importante gruppo dell'automotive e presidente di SRM, ha sottolineato come la strada intrapresa in passato fosse "sbagliata", con potenziali "conseguenze molto gravi" per l'intero settore, e ha ora lanciato un appello a difendere l'auto italiana dalla "concorrenza cinese", indicando nella pausa di riflessione imposta da Bruxelles un'opportunità da non sprecare. Allo stesso tempo, Roberto Pietrantonio, presidente dell'UNRAE, ha invitato a superare quella che ha definito una "narrazione tossica", sostenendo che il futuro non sia una scelta esclusiva tra elettrico puro e altre tecnologie, ma una combinazione di entrambe, auspicando un dialogo costruttivo per "dare un futuro all'auto".

Lo scetticismo dei grandi gruppi

Dall'altra parte dello schieramento, la proposta della Commissione è stata accolta con freddezza, se non con netta contrarietà, da alcuni dei principali attori del mercato. Stellantis, il colosso italo-francese, ha bollato senza mezzi termini la svolta come "disastrosa" e il piano come "inadeguato", denunciando la complessità delle nuove condizioni che, a suo dire, rischiano di far lievitare i costi invece di semplificare la transizione. Una posizione di scetticismo che, sebbene in toni diversi, trova eco anche presso diverse case automobilistiche tedesche, le quali hanno bocciato la proposta criticandone l'impostazione e le troppe condizionalità, mentre Parigi sembra mantenere un atteggiamento meno pessimista, segnando una differenza di sensibilità politica all'interno dello stesso continente.

I nuovi equilibri competitivi

In questo quadro normativo ridisegnato, dove le regole del gioco sono state modificate in corsa, cominciano a delinearsi anche i possibili vincitori e perditori della nuova fase. Alcune analisi indicano che, con le nuove regole Ue, a trarre maggior vantaggio potrebbe essere un costruttore come Renault, mentre Stellantis si troverebbe in una posizione relativamente meno favorevole. Si tratta di una dinamica che testimonia come la correzione di rotta, pur mitigando gli shock previsti, non sia affatto neutrale e rischi di alterare gli equilibri competitivi consolidati, premiando chi aveva investito in determinate tecnologie piuttosto che in altre e costringendo tutti a un rapido ripensamento delle proprie roadmap industriali per adeguarsi a un contesto ancora fluido e incerto.

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