Carburanti, primo calo dopo 40 giorni ma il risparmio resta un miraggio per gli automobilisti
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Redazione Economia
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La tregua, se così si può chiamare, arriva al termine di un ciclo iniziato quasi sei settimane fa, quando il solo pensiero di fare rifornimento – salvo poi verificare con amarezza l’ennesimo rincaro – era diventato per molti una piccola ossessione quotidiana. Dopo quaranta giorni consecutivi di aumenti costanti, la rete distributiva italiana sperimenta finalmente una lieve flessione dei prezzi alla pompa, una discesa che però, a guardare i numeri con attenzione, somiglia più a un passo lento che a una vera e propria inversione di tendenza. Il petrolio, è vero, si mantiene sotto la soglia psicologica dei cento dollari al barile, un fattore che tecnicamente dovrebbe alleggerire i listini; eppure, l’effetto concreto sul portafoglio di chi guida ogni giorno – pendolari, autonomi, piccoli imprenditori – resta al momento impercettibile.
Il dato ufficiale: ribassi dell’ultima ora, ma il conto salato rimane
Secondo l’aggiornamento giornaliero dell’Osservatorio prezzi del Mimit, in data odierna – venerdì 10 aprile 2026 – si registra un aggiustamento al ribasso dei prezzi consigliati dalle compagnie petrolifere, con riduzioni che per il gasolio toccano fino a otto centesimi di euro al litro rispetto alla sola giornata di ieri. Sulla rete stradale nazionale, la modalità self service vede la benzina fermarsi a una media di 1,789 euro/litro e il gasolio a 2,181 euro/litro. Numeri che, se confrontati con quelli della vigilia, raccontano un miglioramento; ma basta osservare le rilevazioni di appena ventiquattro ore prima – quando la benzina segnava 1,792 euro/litro e il diesel 2,184 – per capire quanto la discesa sia ancora timida e frammentata.
Massimiliano Dona: “Scendono con il contagocce, con tre giorni di ritardo”
Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, offre una lettura che non lascia spazio a facili entusiasmi: “I prezzi scendono con il contagocce – dichiara – poiché i costi diminuiscono con tre giorni di ritardo e mancano in ogni territorio”. Una frase, la sua, che fotografa un meccanismo ormai noto: quando il greggio cala, il beneficio alla pompa arriva sempre in ritardo, quasi a voler testare la pazienza degli automobilisti; quando invece sale, l’adeguamento è immediato e senza sconti. E la mancanza di uniformità territoriale – con prezzi che variano sensibilmente da regione a regione – complica ulteriormente qualsiasi tentativo di previsione sulla spesa reale.
Autostrada e GPL: due mondi a parte nella geografia dei rincari
Sull’asse autostradale, poi, il quadro si fa ancora più oneroso: la benzina tocca 1,829 euro/litro, il diesel arriva a 2,203 euro, mentre il GPL si attesta a 0,888 euro e il metano a 1,575 euro/kg. Differenze che non sorprendono più nessuno, ma che pesano come un macigno sui bilanci di chi per lavoro è costretto a percorrere centinaia di chilometri sulle grandi arterie. Per contro, il GPL sulla rete ordinaria segna 0,789 euro/litro – con un incremento di cinque millesimi rispetto al giorno precedente – mentre il metano rimane invariato a 1,606 euro/kg. Un mosaico di piccole oscillazioni che, nel complesso, non restituisce l’idea di una vera svolta.
Codacons: lieve inversione attesa, ma senza effetti sul caro-vita
Anche l’analisi del Codacons, che pure rileva un primo segnale di inversione dopo oltre un mese di aumenti ininterrotti, non nasconde la natura ancora molto contenuta del fenomeno. L’associazione, che da sempre monitora l’andamento dei listini, conferma che oggi 10 aprile 2026 si registra una lieve diminuzione su gran parte della rete stradale; un cambiamento atteso da tempo, dicono, ma che si presenta “non uniforme” e – si potrebbe aggiungere – quasi irrilevante per chi riempie il serbatoio ogni due o tre giorni. Il dato, insomma, c’è. Ma per parlare di vero sollievo per le tasche degli italiani, bisognerà ancora attendere.




