Francesco Da Vinci si racconta: dalla meningite da bambino ai sacrifici del papà Sal
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La vittoria di Sal Da Vinci al Festival di Sanremo 2026 con “Per sempre sì” ha riportato i riflettori non solo sulla sua musica, ma anche sulle dinamiche familiari che hanno plasmato il carattere del suo primogenito Francesco, il quale, ospite di Caterina Balivo a “La Volta Buona”, ha offerto al pubblico un racconto intimo e privo di retorica sulla propria infanzia e sul rapporto con il padre. L’artista, che del brano trionfatore all’Ariston è anche coautore, ha scelto di condividere i momenti più duri della sua crescita, partendo da un episodio drammatico che avrebbe potuto cambiare per sempre le sorti della sua famiglia: la meningite che lo colpì quando aveva appena un anno e mezzo. Di quella malattia, ha tenuto a precisare Francesco, non conserva memoria diretta, essendo troppo piccolo per elaborare un ricordo cosciente, ma conosce perfettamente l’onda d’urto emotiva che generò nei suoi genitori e, in particolar modo, in papà Sal. Il cantante napoletano, ha raccontato il figlio, visse quelle ore di apprensione con una tale angoscia da arrivare a formulare un voto, una promessa solenne legata alla fede: era pronto a giurare che avrebbe smesso di cantare per sempre, a patto che la vita del piccolo Francesco fosse risparmiata. Un pensiero, questo, che testimonia quanto la carriera e la passione per la musica possano passare in secondo piano di fronte alla paura di perdere un figlio, e che aiuta a comprendere la tempra dell’uomo più che quella dell’artista.
Un’infanzia lontana dalle “campane di vetro”
Superato quel terribile scoglio, la vita dei Da Vinci è proseguita all’insegna di una normalità fatta di sacrifici quotidiani, lontana anni luce dall’immagine patinata che talvolta si associa ai figli d’arte. Francesco, nel corso dell’intervista, ha voluto sfatare il luogo comune di chi immagina la sua adolescenza come un percorso agevole e protetto, una sorta di privilegio concesso dal cognome che porta. Al contrario, ha dipinto il ritratto di una famiglia che, seppur circondata dall’affetto del pubblico, affrontava le stesse ristrettezze e le stesse incertezze di molte altre. Le vacanze, ad esempio, non erano un appuntamento fisso, e le giornate al mare rappresentavano un’eccezione più che la regola, trascorse per lo più insieme ai nonni. In questo contesto, Francesco ha imparato a muoversi in realtà sociali differenti, frequentando coetanei che avevano sia meno che più di lui, un’esperienza che gli ha permesso di sviluppare una sensibilità e una capacità di relazionarsi senza pregiudizi, assorbendo un insegnamento fondamentale: il valore delle persone non si misura dai beni materiali, ma dalla coerenza e dai principi che dimostrano.
Il valore della gavetta secondo Sal Da Vinci
Se c’è un filo conduttore che lega i vari passaggi del racconto di Francesco, questo è senza dubbio il concetto di “gavetta”, un termine che ha ripetuto più volte per sottolineare quanto il padre glielo abbia inculcato come unico viatico verso il successo. Sal Da Vinci, nonostante il trionfo sanremese e una carriera costellata di soddisfazioni, non ha mai smesso di cercare lavoro nei momenti di magra, trasmettendo al figlio l’idea che la dedizione e la costanza rappresentino il vero fondamento di qualsiasi traguardo professionale. Francesco, ascoltando e osservando, ha fatto suo questo principio, riconoscendo che il premio ricevuto all’Ariston non è stato un colpo di fortuna né un evento isolato, bensì il coronamento di un percorso fatto di impegno quotidiano e di piccoli, grandi passi compiuti con pazienza. Il padre, da questo punto di vista, è rimasto un punto di riferimento imprescindibile, un pilastro capace di offrire non solo sostegno affettivo, ma anche una lezione di vita tangibile, vissuta sulla propria pelle e poi trasferita al figlio con l’esempio, più che con le parole.
La replica a distanza con Eros Ramazzotti
Nel corso della chiacchierata televisiva, Francesco ha avuto modo di tornare anche sulle polemiche legate all’arrangiamento di “Per sempre sì”, dopo le dichiarazioni di Eros Ramazzotti che lo aveva definito “retrò”. Con uno stile pacato ma non privo di una punta di ironia, il figlio di Sal ha ricordato che la produzione del brano è stata affidata a Mark e Kremont, gli stessi professionisti che hanno curato l’ultimo singolo estivo di Jovanotti, lasciando intendere che forse, più che la musica, è il giudizio a necessitare di un aggiornamento. Tuttavia, dopo questa leggera stoccata, ha prontamente precisato come Eros Ramazzotti meriti comunque rispetto, essendo un “gigante della musica” con tutto il diritto di esprimere le proprie opinioni. Una posizione equilibrata, quella di Francesco, che conferma la serenità con cui la famiglia Da Vinci sta vivendo questo momento di grande popolarità, consapevole che il lavoro e la coerenza siano gli unici parametri su cui vale la pena costruire la propria storia.




