George Simion, la nuova sfida dell’ultradestra rumena
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Redazione Esteri
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George Simion, figura di spicco dell’estrema destra rumena e vicepresidente del partito dei Conservatori e Riformisti Europei (Ecr), si candida alle presidenziali del 4 maggio con l’obiettivo di riempire il vuoto lasciato dall’esclusione di Georgescu, evento che ha scatenato proteste e acceso il dibattito politico in Romania. Simion, fondatore dell’associazione irredentista che promuove l’unificazione tra Romania e Moldavia, si presenta come il volto di una mobilitazione popolare senza precedenti, guidando il partito Alleanza per l’unione dei romeni (Aur), che sta registrando un’impennata nei sondaggi.
La sua campagna elettorale si basa su un messaggio chiaro: “È ora di riprendersi la democrazia”. Simion critica apertamente l’Unione Europea, definendola un sistema tecnocratico che necessita di un “reset”, e punta a capitalizzare il malcontento generato dall’esclusione di Georgescu, considerata da molti un atto antidemocratico. Questa decisione, che ha portato a manifestazioni in tutto il Paese, è stata percepita come un ulteriore segnale della crisi politica rumena, spesso descritta come un laboratorio delle contraddizioni dell’Ue.
I sondaggi di Termometro Politico, condotti il 14 marzo, rivelano che la maggioranza degli italiani si dichiara contraria all’esclusione di Georgescu, evidenziando come la vicenda abbia travalicato i confini nazionali rumeni. Parallelamente, in Romania, l’ascesa di Simion e del suo partito riflette un crescente consenso verso posizioni nazionaliste e anti-establishment, alimentato da una retorica che promette di restituire voce a chi si sente emarginato dalle élite al potere.




