La spesa militare globale tocca i 2.700 miliardi, mai così alta dalla Guerra fredda

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   I bilanci per gli armamenti continuano a lievitare, senza alcun segno di inversione di tendenza. Secondo i dati diffusi dallo Stockholm International Peace Research Institute (Sipri), nel 2024 la spesa militare mondiale ha raggiunto i 2.718 miliardi di dollari, segnando un aumento del 9,4% rispetto all’anno precedente. Si tratta del balzo più consistente dal 1988, quando la corsa agli armamenti tra Stati Uniti e Unione Sovietica cominciava a rallentare.

Non è una novità isolata: è il decimo anno consecutivo di crescita, un trend che riflette l’acuirsi delle tensioni internazionali, dai conflitti in Ucraina e Medio Oriente alle rivalità tecnologiche e strategiche tra potenze. Se nel 2014 la spesa globale si attestava a 1.800 miliardi, oggi supera di quasi un terzo quella cifra, assorbendo il 2,5% del Pil mondiale.

L’Europa e il Medio Oriente guidano l’impennata, con un +15% rispetto al 2023, mentre la Cina – ormai al terzo decennio di incrementi ininterrotti – consolida il suo ruolo di secondo Paese al mondo per investimenti militari. Gli Stati Uniti restano di gran lunga i primi, con un budget che da solo equivale a quello dei dieci Paesi che seguono in classifica.

Il rapporto del Sipri non entra nel merito delle singole politiche nazionali, ma i numeri parlano chiaro: la corsa agli armamenti è diventata strutturale, alimentata da una percezione diffusa di insicurezza. Se negli anni Novanta, dopo il crollo dell’Urss, si era registrato un calo progressivo, oggi la tendenza è diametralmente opposta.

Tra i fattori che spingono la crescita, oltre alle guerre in corso, ci sono la modernizzazione degli arsenali, la competizione tecnologica – soprattutto nello spazio e nell’intelligenza artificiale – e l’espansione delle alleanze militari. Senza contare le pressioni dell’industria bellica, che in molti Paesi rappresenta una fetta significativa dell’economia.

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