Tornano le matinée domenicali a CasaCinema con “La Grazia” di Sorrentino

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Dopo una pausa, ritornano gli appuntamenti della domenica mattina a CasaCinema, che da domani, 18 gennaio, riapre le sue porte dalle undici alle quattordici con l’iniziativa “Gooooood Moooooornig CasaCinema”. Lo spazio di via Cisterna Dell’Olio, 46, ripropone così una programmazione d’essai, dedicando la prima giornata a due pellicole di particolare spessore. Oltre a “Divine Comedy” di Ali Asgari, un viaggio negli inferi della repressione culturale in Iran che riecheggia il poema dantesco, sarà infatti proiettato “La Grazia” di Paolo Sorrentino, film che ha inaugurato la scorsa Mostra di Venezia. L’offerta, che si ripromette di diventare un appuntamento fisso, punta a coniugare il piacere della visione collettiva con la riflessione che solo un certo tipo di cinema sa stimolare, avvicinando un pubblico che cerca proposte al di fuori del circuito mainstream.

Sorrentino verso una nuova maturità stilistica

Paolo Sorrentino, il cui stile è stato spesso tacciato di una certa ridondanza estetica – si pensi alle opulente visioni de “La grande bellezza” o di “Parthenope”, dove lo spettacolo visivo a volte sovrasta la narrazione – sembra aver intrapreso, con “La Grazia”, una strada diversa. Il film, presentato in concorso a Venezia, stupisce infatti per una rara austerità, allontanandosi da ogni pretesa kitsch per abbracciare un registro essenziale. In questa favola morale, il regista attenua la sua solita, indisciplinata propensione per l’appariscenza, dimostrando una maturità espressiva inedita. Pur rimanendo nell’alveo del racconto politico, l’opera si distanzia nettamente dai toni grotteschi e dalla frenesia de “Il Divo” o della saga di “Loro”, pur condividendo con quei lavori il volto del suo attore feticcio, Toni Servillo.

Il dilemma etico di un presidente al crepuscolo

Al centro della pellicola, che conferma la capacità di Sorrentino di tessere assieme spessore umano, tensione politica e ricerca formale, vi è la figura di un Presidente della Repubblica italiano al termine del suo mandato. Questo statista, un uomo profondamente segnato dal peso del potere e dalle responsabilità che ne derivano, si ritrova a dover risolvere un dilemma etico di proporzioni strazianti, confuso tra i suoi principi fondanti e le decisioni irrevocabili che la storia gli impone. La narrazione, dunque, si sviluppa come una meditazione sul potere, sull’etica e sulla fragile condizione umana di chi è chiamato a guidare una nazione, esplorando i conflitti interiori di un uomo giunto al crepuscolo della sua esperienza istituzionale.

Il trionfo di Servillo alla Mostra di Venezia

A dare volto e anima a questo complesso protagonista è, ancora una volta, Toni Servillo, in quella che rappresenta l’ennesima, fruttuosa collaborazione con il regista napoletano. La sua interpretazione, nitida e carica di una sofferta interiorità, è stata unanimemente riconosciuta come uno dei punti di forza del film, valendogli la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile alla 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Servillo, che aveva già vestito i panni di Giulio Andreotti nel già citato “Il Divo”, torna dunque a calcare lo schermo con un ruolo di altissimo profilo, dimostrando una volta di più la sua maestria nel rendere palpabili le più sottili sfumature psicologiche di un personaggio pubblico lacerato da dubbi privati.

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