Sorrentino torna a Venezia con "La Grazia", tra amore e potere
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Paolo Sorrentino fa il suo ritorno al Lido, che avvolge in una luce malinconica di fine estate, con "La Grazia", opera scelta per aprire l'ottantaduesima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia. Il film, che si dispiega come un sonetto sospeso tra ritualità e inquietudine, indaga quel vuoto apparente — umano, politico e sentimentale — che da sempre costituisce il nucleo della sua ricercata riflessione artistica. La pellicola, potente sebbene non del tutto compiuta, prosegue infatti l'esplorazione di un'Italia deformata attraverso la lente personalissima del suo autore, il quale torna in una kermesse che ha segnato i momenti salienti della sua carriera, a partire dal lontano 2001 quando "L'uomo in più" ne decretò l'esordio promettente.
L'inaugurazione di questa edizione, la cui prima giornata si è aperta con l'attesa presenza del regista avvistato in mattinata lungo il lungomare, ha mostrato un'energia che mancava da anni, sorprendendo per vitalità. Il racconto di Sorrentino, che intreccia i temi dell'amore e del potere, si colloca in uno spazio liminale dove le promesse cercano risposte e le illusioni vedono esaurire il proprio tempo, confermando come il suo cinema continui a sfidare le convenzioni narrative.
In parallelo alla rassegna principale, "Fuori Orario cose (mai) viste", lo spazio notturno di Rai Cultura dedicato al cinema d'autore, propone — dal 29 agosto al 7 settembre su Rai 3 — sei serate con pellicole significative delle passate edizioni o firmate da maestri presenti quest'anno. Si comincia con un omaggio a Werner Herzog, vincitore del Leone d’oro alla carriera, di cui verranno trasmessi "La grande estasi dell’intagliatore Steiner" e "La soufrière", a suggello di un legame profondo con la storia della Mostra.




