Sorrentino apre Venezia con "La grazia", un presidente tra amore e potere
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Paolo Sorrentino ha inaugurato l'82a Mostra del Cinema di Venezia con "La grazia", un film che, andando ben oltre il semplice ritratto presidenziale, si configura come una complessa e toccante meditazione sull’esistenza. Al centro della pellicola, presentata fuori concorso e accolta con calore dal pubblico del Lido, vi è la figura di Mariano De Santis, presidente della Repubblica interpretato da Toni Servillo, il quale ha subito precisato, nell’incontro con la stampa, di non essersi «ispirato a un personaggio solo che ha ricoperto questo vertice delle istituzioni». Servillo, infatti, ha delineato un carattere composito, un’icona di saggezza e umanità che trascende i riferimenti diretti, sebbene lo spunto iniziale, come ha ammesso lo stesso regista, affondi le radici nella figura di Sergio Mattarella.
Il film, che uscirà nelle sale il prossimo 15 gennaio, evita deliberatamente facili moralismi, soprattutto quando affronta temi spinosi come quello dell’eutanasia, che nel racconto acquista una profondità inaspettata. Sorrentino ha espresso la sua avversione per le opere che, trattando questioni fondamentali, «vanno giù con l’accetta» per stabilire con semplicismo dove stia il bene e dove il male. La sua regia, al contrario, preferisce esplorare le zone d’ombra, quelle «scelte particolarmente difficili» che spesso non si risolvono in un bianco o nero, ma in una complessa gradazione di grigi, «fra un male minore e un altro tipo di male».




