Falsissimo, Belén fa chiudere il profilo di Corona: «Siamo stati noi, questo è solo l’inizio»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La guerra tra Belén Rodriguez e Fabrizio Corona si è spostata su un terreno ancora più scivoloso, quello delle piattaforme social, dopo che un profilo riconducibile all'ex re dei paparazzi è stato disattivato. La stessa showgirl, attraverso alcune stories poi rimosse ma prontamente immortalate in screenshot che hanno iniziato a circolare in rete, ha rivendicato l'iniziativa attribuendola ai propri legali, lanciando un messaggio inequivocabile e destinato a inasprire ulteriormente una tensione già altissima. «Chiuso un profilo? Siamo stati noi, i miei avvocati, questo è solo l’inizio.

Non avete idea», si legge in uno dei messaggi pubblicati, a cui ha fatto seguito un attacco ancora più diretto nei confronti dell'ex compagno, con cui la relazione è durata fino al 2012: «Non avrò pietà. Il gioco è finito Fabrizio. Pagherai per il male che hai fatto a mille di persone, pagherai perché prima o poi il conto arriva».

La denuncia e le "eresie" di Corona

Il nuovo capitolo di questa escalation si inserisce nel solco della puntata di Falsissimo andata online il 31 agosto, nella quale Corona aveva dedicato ampio spazio alla vita privata della showgirl e alla sua famiglia. Già prima della messa in onda, era stata pubblicata una chat attribuita a Belén, nella quale lei lo invitava a desistere e prospettava l'intervento delle autorità; nonostante questo, l'ex re dei paparazzi non ha rinunciato ai suoi contenuti.

La replica della conduttrice non si è fatta attendere: rispondendo alle domande dei follower, Belén ha confermato di averlo denunciato, definendo "eresie" le ricostruzioni fornite da Corona e respingendo al mittente l'idea che lei potesse essersi confidata con lui su fatti così personali e familiari. «L’ho denunciato.

Cosa vuole da me? Soldi», ha scritto la showgirl, mostrando in un post le fotografie dei figli Santiago e Luna Marì, della sorella Cecilia, del fratello Jeremias e del padre Gustavo a testimonianza di un fronte compatto contro le accuse.

La posizione del fratello Jeremias: un unico messaggio

Mentre Belén alza il tiro, annunciando battaglia anche sul piano giudiziario, è intervenuto pubblicamente anche il fratello Jeremias Rodriguez, solitamente molto riservato e poco incline a esporsi nel vortice mediatico che da sempre circonda le vicende personali e professionali della sorella maggiore. Il 37enne ha scelto di commentare un video della giornalista Giusy Palombo, che sottolineava come Cecilia Rodriguez e la figlia fossero le vittime collaterali della pressione generata dalle indiscrezioni.

Jeremias ha però spostato l'attenzione su un altro aspetto, scrivendo: «La vera vittima di questa storia è chi si nutre di determinati meccanismi. Chi è intelligente lo sa. Unico e ultimo messaggio. Buona vita a tutti». Una presa di posizione netta, che porta con sé la volontà di non alimentare ulteriormente il dibattito e che chiude la sua partecipazione alla vicenda con una frase che sembra voler tracciare un confine invalicabile per i membri della famiglia argentina.

Lo scontro tra Lucarelli e Corona: «La violenza non è gossip»

Nel pieno della bufera mediatica, è arrivato anche il commento tagliente di Selvaggia Lucarelli, che attraverso la sua newsletter intitolata "Belen e gli squali" ha difeso la posizione della showgirl attaccando duramente l'ex re dei paparazzi. Secondo la giornalista, l'utilizzo di chat private, fotografie e confidenze ricevute all'interno di un rapporto di fiducia e poi trasformate in contenuto pubblico non può essere inquadrato come semplice cronaca o gossip, ma assume i contorni di una violenza.

«Tirar fuori il proprio telefono e sputtanare gente con cui si sono condivise vita e confidenze non è cronaca, non è gossip», ha scritto Lucarelli, aggiungendo che «il telefono è un'arma che possediamo tutti: usarla per sparare è la cosa più facile del mondo». L'opinionista ha quindi sottolineato come la salute mentale di Belen non debba essere oggetto di dibattito pubblico, concentrandosi invece sulla responsabilità di un "pregiudicato che usa il web per fatturare sulla demolizione pubblica degli altri".

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