Corona sfida il tribunale, Falsissimo va in onda nonostante il divieto
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Nonostante l’ordinanza emessa dal Tribunale di Milano, che gli imponeva precisi limiti, Fabrizio Corona ha comunque pubblicato la nuova puntata del suo podcast "Falsissimo", ottenendo un elevatissimo numero di visualizzazioni sulla sua piattaforma YouTube. L’episodio, andato in onda nella serata del 27 gennaio e dedicato al tema "Il prezzo del successo", ha attirato decine di migliaia di utenti in diretta, i quali hanno seguito un racconto costellato di riferimenti ad Alfonso Signorini e di retroscena che toccano l’universo Mediaset. Il provvedimento giudiziario, che vietava specificamente la diffusione di contenuti ritenuti diffamatori verso il conduttore televisivo, non ha quindi fermato la messa in onda, la quale ha proceduto senza includere materiale esplicitamente sanzionabile.
Le dichiarazioni in podcast e la reazione legale
Durante la trasmissione, della durata di oltre un’ora, Corona ha articolato le sue critiche, definendo l’ordinanza del tribunale una forma di censura e paragonandola, in una frase divenuta immediatamente centrale nel suo intervento, a un "editto bulgaro" che sopprimerebbe il diritto di cronaca. Le sue argomentazioni, che si sono spinte ad affermare come Signorini sarebbe a conoscenza di presunti segreti legati a "gusti sessuali, perversioni e scelte di vita" di esponenti del potere, hanno costituito il nocciolo della provocazione. L’ex fotografo ha inoltre alluso a un legame privilegiato tra il conduttore e la famiglia Berlusconi, sostenendo che Mediaset non possa prendere posizione contro di lui proprio per questa ragione.
Il contenuto della puntata e le allusioni politiche
Oltre agli attacchi personali, l’episodio ha visto Corona annunciare l’intenzione di lasciare l’Italia per raggiungere, come ha dichiarato, "il mio amico Trump", attuale presidente degli Stati Uniti. Questa affermazione, sebbene marginale nel contesto generale della vicenda, completa il quadro di una narrazione costruita attorno all’idea di una persecuzione giudiziaria e mediatica. La strategia comunicativa adottata, del resto, sembra voler testare i confini dei divieti imposti, sfiorando i temi vietati senza, almeno secondo l’interpretazione dell’autore, oltrepassarli in modo tale da incorrere in immediate violazioni.
Il contesto procedurale e le sue immediate conseguenze
La vicenda giudiziaria, che ha portato all’emissione dell’ordinanza cautelare, rimane sullo sfondo come elemento determinante. Il tribunale, accogliendo le istanze di Signorini, aveva infatti disposto non solo il blocco preventivo della puntata ma anche la rimozione di alcuni clip già pubblicati in precedenza, misure che evidentemente non hanno sortito l’effetto inibitorio sperato. L’episodio, dunque, si configura come un atto di sfida aperta alle autorità giudiziarie, un fatto che potrebbe avere sviluppi sotto il profilo della giurisdizione contravvenzionale. La diffusione del contenuto, peraltro, dimostra come le piattaforme digitali rendano complessa l’applicazione immediata di provvedimenti restrittivi, permettendo una rapidità di esecuzione che spesso anticipa gli interventi di rimozione coatta.




