Il tribunale ridisegna i confini di “Falsissimo”: a Corona il diritto di parlare, ma senza insulti né foto intime

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il braccio di ferro giudiziario tra Fabrizio Corona e Alfonso Signorini, che per settimane aveva tenuto banco tra i riflettori del gossip e le aule di giustizia, ha trovato un nuovo punto di equilibrio nelle ultime ore. Il Tribunale di Milano, componendo un collegio con i giudici Andrea Borrelli, Anna Bellesi e Serena Nicotra, ha accolto solo in parte il reclamo presentato dall’ex agente fotografico contro il provvedimento d’urgenza che lo scorso gennaio ne aveva di fatto bloccato l’operato online. Se da un lato i giudici hanno confermato la necessità di rimuovere i contenuti più spiccatamente diffamatori, dall’altro hanno operato una netta distinzione, riconoscendo a Corona – che di mestiere giornalista non è – il diritto di esprimere il proprio pensiero purché entro i binari della verità, dell’interesse pubblico e della continenza formale.

La decisione, depositata lo scorso 19 marzo, ha smontato l’impianto dell’ordinanza cautelare emessa il 26 gennaio dal giudice Roberto Pertile, che aveva imposto un sequestro definito ora dagli stessi magistrati come “atipico (non giudiziario, non conservativo)”. Un provvedimento, quello originario, ritenuto troppo ampio e generico, tanto da essere stato paragonato a una forma di censura preventiva dalla difesa dell’ex paparazzo. Il collegio ha invece deciso di revocare quella misura più invasiva, riducendo drasticamente anche la penale per eventuali ritardi nella rimozione: la sanzione, inizialmente fissata in duemila euro per ogni violazione, è stata abbassata a 750 euro giornalieri. Un aggiustamento che restituisce a Corona un margine di manovra, seppur contingentato, in quella che il suo legale, l’avvocato Ivano Chiesa, ha già definito “una vittoria”.

I paletti dei giudici: stop agli insulti, sì al racconto dei fatti

Il cuore del provvedimento risiede nella puntuale delimitazione di ciò che Corona può dire e ciò che invece deve necessariamente tacere. I giudici sono stati cristallini nell’individuare le condotte lesive: tra queste rientrano l’aver apostrofato Signorini con l’epiteto di “lurido porco” – espressione giudicata gratuitamente offensiva della dignità altrui – e l’aver pubblicato una fotografia che ritraeva il conduttore nudo e di spalle, un’immagine della sfera privata per la quale i giudici hanno escluso “alcuna rilevanza sociale” o interesse pubblico alla divulgazione. Altrettanto grave, agli occhi della magistratura, è stata l’accusa mossa da Corona senza “una diligente verifica”, ovvero quella secondo cui Signorini avrebbe compiuto “ricatti sessuali per favorire l’ingresso di giovani nel mondo dello spettacolo”. Accuse pesantissime, presentate come fatti certi ma ritenute prive di riscontri concreti tali da giustificarne la diffusione in quei termini.

Tuttavia, la pronuncia dei giudici non si è limitata a un semplice elenco di divieti. Nel ribaltare la narrazione di una “censura totale” sostenuta dalla difesa di Signorini, il tribunale ha affermato un principio cardine: Corona gode del diritto di cronaca e di critica, riconosciuto non solo ai professionisti dell’informazione ma a tutti i cittadini. In virtù di questo principio, il format “Falsissimo” non è stato cancellato. I giudici hanno stabilito che non può essere negato a Corona “il diritto alla libera manifestazione del pensiero, garantito dall’art. 21 della Costituzione”, un diritto che “sul quale addirittura può prevalere” rispetto alla tutela della reputazione, a patto che l’esercizio di questo diritto avvenga con modalità rispettose della verità dei fatti e dell’interesse pubblico a conoscerli.

L’avvocato Chiesa annuncia: “Falsissimo torna presto”

Forti di questa pronuncia che ha riaperto spazi prima sigillati, la squadra legale di Corona non ha perso tempo. L’avvocato Ivano Chiesa, in un video pubblicato sui social, ha esultato per l’esito del reclamo, interpretandolo come una legittimazione a proseguire l’attività del suo assistito. “A dispetto di quello che si sta scrivendo, abbiamo vinto”, ha dichiarato il penalista, spiegando che il tribunale ha stabilito che “il diritto di cronaca ce l’hanno tutti i cittadini italiani, non solo i giornalisti professionisti”. L’avvocato ha quindi annunciato che a breve ci saranno “nuove iniziative e grosse novità”, specificando che sarà lo stesso Fabrizio Corona a parlarne direttamente nella prossima puntata di “Falsissimo”.

La linea difensiva, dunque, cambia registro. Se nel provvedimento di gennaio il giudice Pertile aveva scritto che Corona alimentava solo una “morbosa curiosità per piccanti vicende sessuali” senza alcun interesse pubblico, i giudici del collegio hanno ora imposto un ribaltamento di prospettiva. L’ex re dei paparazzi dovrà ritirare le espressioni più volgari e le accuse non verificate, ma potrà continuare a raccontare la sua versione dei fatti, a patto di esplicitare quando si tratti di vicende ancora sotto indagine e di mantenere un linguaggio che, pur duro, non travalichi nell’insulto gratuito. Di fatto, la partita si sposta dal terreno della censura preventiva a quello della responsabilità successiva, dove ogni singola affermazione potrà essere valutata per la sua effettiva lesività.

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