Eileen Gu, la regina di Livigno che ha incantato le Olimpiadi tra acrobazie, sponsor milionari e un cartello d’amore
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Redazione Sport
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Il vento gelido che soffia sul Livigno Snow Park non ha spento l’entusiasmo dei tifosi, anzi, sembra averlo alimentato. Tra uno stivaletto da neve e l’altro, campeggia un cartello scritto a mano, semplice ma diretto: “Eileen ti amo, sposami”. Una dichiarazione d’amore che fotografa alla perfezione ciò che è diventata Eileen Gu in questi Giochi di Milano-Cortina 2026, ovvero molto più di una semplice sciatrice. La ventiduenne nata a San Francisco, che gareggia per la Cina in onore delle origini della madre, ha messo in bacheca un altro argento, questa volta nel big air, aggiungendo così una quinta medaglia olimpica a una collezione che già brillava di due ori e un argento conquistati a Pechino 2022 -1-5. Superata dalla svizzera Mathilde Gremaud nello slopestyle qualche giorno prima, e poi dalla canadese Megan Oldham nell’ultima gara aerea, Gu non ha nascosto la soddisfazione per un traguardo che profuma di storia: nessuna donna, nello sci freestyle, aveva mai raggiunto cinque podi ai Giochi -3-5.
E se l’azzurra Flora Tabanelli, strappando un bronzo che sa di miracolo dopo un infortunio al legamento crociato, ha regalato all’Italia il primo podio di sempre in questa disciplina, l’attenzione dei riflettori resta saldamente puntata sulla sciatrice californiana. Il suo fascino, va detto, non risiede soltanto nella capacità di volteggiare con eleganza sopra il tubing di Livigno. Gu è un fenomeno che travalica i confini dello sport, una macchina da guerra commerciale che secondo le stime Forbes ha accumulato guadagni per 23,1 milioni di dollari nell’ultimo anno, una cifra che la pone al quarto posto assoluto tra le atlete più pagate al mondo, dietro solamente a fenomeni del tennis come Coco Gauff e Iga Swiatek -2-9. Una somma, la sua, costruita per la quasi totalità – circa 23 milioni – non sui magri premi delle competizioni invernali, ma su un parco sponsor che legge come un elenco della cresta: si va da marchi del lusso come Louis Vuitton, per cui ha sfilato in qualità di modella IMG, a colossi dell’auto come Porsche e del beverage come Red Bull, senza dimenticare i giganti cinesi come Anta Sports e Mengniu, che la utilizzano per conquistare il mercato interno -2-6.
Il percorso che l’ha portata fin qui, tuttavia, non è lastricato di sole passerelle e contratti faraonici. La sua determinazione l’ha spinta a essere l’unica donna, in questi Giochi, a competere in tre discipline diverse – slopestyle, big air e halfpipe – e questa scelta eroica le è valsa una battaglia contro il calendario. Gu ha criticato apertamente la Federazione Internazionale Sci e Snowboard (FIS) per la sovrapposizione quasi totale tra le finali del big air e le sessioni di allenamento ufficiali dell’halfpipe, la sua specialità preferita e in cui è campionessa in carica -4-10. La sua richiesta, quella di poter avere un’ora aggiuntiva per prepararsi o di aggregarsi agli snowboarder durante le loro prove, è rimasta inascoltata. Un paradosso, come ha sottolineato la stessa atleta, per dei Giochi che dovrebbero incarnare l’aspirazione a superare i propri limiti: essere l’unica a voler fare di più non dovrebbe trasformarsi in una penalizzazione, e la sua voce si è levata forte, denunciando l’ingiustizia di un sistema che, di fatto, obbliga un’atleta a scegliere tra la difesa di un Titolo e la possibilità di allenarsi dignitosamente per farlo -4-10.




