Il vortice “Jolina” colpisce il Nordovest: oltre 160mm di pioggia e accumuli record di neve sulle Alpi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Prosegue senza tregua l’opera di demolizione invernale portata dal vortice di bassa pressione, un minimo di 994hPa battezzato “Jolina” dai centri meteo europei, che dopo aver flagellato le regioni settentrionali nella giornata di sabato 14 marzo sta ora evolvendo lentamente il suo moto verso il Mar di Sardegna. Gli effetti di questo sistema perturbato, un vero e proprio ciclone mediterraneo carico di aria umida e relativamente fredda, si sono riversati con particolare violenza sul Nordovest, dove gli accumuli pluviometrici hanno superato in alcune stazioni i 160 millimetri – parliamo di 160 litri d'acqua caduti su ogni metro quadrato – provocando l'innalzamento dei livelli idrometrici dei corsi d'acqua minori e saturando i terreni, già provati dalle precipitazioni dei giorni scorsi. Se la pioggia battente ha messo a dura prova il territorio tra Piemonte e Liguria, è il mantello bianco che ammanta l’arco alpino centro-occidentale a fornire la misura più impressionante di questo evento meteorologico, destinato a rimanere negli annali per l’intensità e la tempistica, trattandosi di un tardivo, ma deciso, colpo di coda dell’inverno.

Una nevicata marzolina senza precedenti tra Monregalese e Cuneese

L'immagine di un marzo che, citando un proverbio popolare, “è pazzo” e porta ancora la neve, trova la sua massima espressione in quanto accaduto tra la notte di sabato 14 e domenica 15 marzo sulle Alpi Marittime e Cozie. Un vero e proprio manto bianco, spesso e farinoso come si vede solo nei periodi di gelo più intenso, ha ricoperto non solo le vette ma anche i fondovalle del Monregalese, del Cebano e del Cuneese, dove i fiocchi, tipicamente marzolini per la loro consistenza umida e pesante, sono riusciti a spingersi fin quasi a ridosso dei centri abitati. Nelle valli che si diramano da Pamparato e Roburent, così come lungo l'intera Valle Corsaglia e fino a Sale San Giovanni, la neve ha dipinto un paesaggio che sembrava uscito direttamente dal cuore di gennaio, con accumuli che hanno costretto gli automobilisti alla massima prudenza e restituito ai paesi un silenzio ovattato che solo le grandi nevicate sanno regalare.

Sommersione record sull'arco alpino centro-occidentale

Se scendiamo di dettaglio nell'analisi dei dati nivometrici, ci troviamo di fronte a cifre che assumono contorni eccezionali per la seconda metà di marzo. L'arco alpino centro-occidentale, e in particolare il settore del Verbano-Cusio-Ossola, è stato letteralmente sepolto dalla neve: a Macugnaga Pecetto, storica località ai piedi del Monte Rosa, si sono superati abbondantemente i 130 centimetri in appena 30 ore, un ritmo di caduta che non si registrava da diverse stagioni invernali. Nell'entroterra verbanese, ad Alpe Lusentino, il metro di neve fresca è stato largamente superato, con i fiocchi che hanno continuato a cadere incessanti anche durante la mattinata di domenica. Non va meglio in Valsesia e in Val d'Ossola, dove l'attenzione dei tecnici è massima per il rischio valanghe: in Val Formazza, in particolare, la situazione è monitorata ora dopo ora, poiché il peso del manto fresco sui pendii già carichi potrebbe innescare distacchi improvvisi. Il limite delle nevicate, in questo contesto, si è rivelato particolarmente basso per il periodo, attestandosi intorno ai 300 metri di altitudine, il che ha permesso alla neve di imbiancare persino il centro urbano di Domodossola, creando non poche difficoltà alla circolazione ma offrendo al contempo uno spettacolo suggestivo. Per ragioni di sicurezza legate all'instabilità del manto e alle persistenti precipitazioni, tutte le stazioni sciistiche del comprensorio sono state costrette a battere bandiera bianca, rimanendo chiuse nell'intera giornata di domenica 15 marzo.

L'evoluzione del minimo depressionario verso il Mediterraneo meridionale

Mentre il Nordovest continua a fare i conti con i postumi di questa ondata di maltempo, il minimo di bassa pressione “Jolina”, dopo aver stazionato a lungo tra il Piemonte e il Mar Ligure, ha iniziato la sua lenta traslazione verso sud, puntando dritto verso il Canale di Sardegna. Questo movimento, se da un lato porterà un graduale miglioramento sulle regioni settentrionali a partire dalle ore serali di domenica, dall'altro apre una nuova fase di instabilità molto marcata per le isole maggiori e il Sud. Il vortice, infatti, tenderà a posizionarsi come un vero e proprio ciclone mediterraneo tra la Sardegna e la Sicilia, dove richiamerà masse d'aria umida e mite dai settori meridionali. È in questo contesto che si inserisce l'allerta diramata dalla Protezione Civile, che ha valutato un rischio idrogeologico significativo per vaste aree della Sicilia orientale e della Calabria, dove tra la serata di domenica e l'inizio della prossima settimana sono attesi nubifragi e temporali di forte intensità, complice anche l'effetto stau determinato dai rilievi come l'Etna e l'Aspromonte, capaci di incrementare ulteriormente l'apporto pluviometrico delle correnti umide in risalita.

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