Crans Montana, il risveglio di Manfredi e le domande sul rogo del Constellation
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Redazione Interno
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La voce è un filo, appena percettibile, segnata dalle ustioni alle vie aeree provocate dal calore e dal fumo inalati quella notte di Capodanno, ma le parole che Manfredi Marcucci è riuscito a dire ai genitori, vegliati giorno e notte al suo fianco, hanno il peso di un miracolo. «Mamma, ti voglio bene. E voglio bene anche a te, papà», ha sussurrato il sedicenne romano, cosciente, vigile e orientato dopo il risveglio dal coma farmacologico, un evento che ha sollevato un’ondata di commozione ben oltre la cerchia di chi lo conosce. Trasferito dalla rianimazione al Centro Grandi Ustionati del Niguarda di Milano, dove era stato portato d’urgenza dalla Svizzera, il ragazzo ha mostrato una prima, forte reazione chiedendo subito notizie degli amici, senza ancora conoscere l’entità della tragedia che ha colpito il locale Constellation, andato a fuoco mentre lui e altri giovani festeggiavano l’arrivo del 2026.
Il percorso medico e l’ignoranza della tragedia
Manfredi, la cui storia è seguita con partecipazione dall’Italia, rimane sotto stretta osservazione medica, in un percorso di cura che i professionisti dell’ospedale milanese stanno portando avanti con dedizione, come sottolineato dalla famiglia, la quale ha voluto ringraziarli per lo “splendido lavoro”. Il padre, nel raccontare i momenti del risveglio dopo oltre due settimane, ha rivelato un dettaglio che illumina la condizione del giovane: alla domanda sui compagni, i genitori hanno dovuto trovare un modo per temporeggiare, poiché il ragazzo ignora ancora che molti di coloro che erano con lui non ci sono più. La sua preoccupazione immediata, del resto, si è manifestata in una domanda che unisce la normalità alla speranza: «Posso tornare a scuola?», ha chiesto, dimostrando una vitalità che sembrava compromessa.
Le indagini svizzere sul materiale pirotecnico illegale
Parallelamente al lento miglioramento delle condizioni di Manfredi, procedono le indagini delle autorità elvetiche sulle cause dell’incendio che ha sconvolto Crans-Montana. Gli inquirenti, i cui accertamenti procedono senza sosta, hanno fatto una scoperta rilevante all’interno del bar distrutto dalle fiamme, rinvenendo centinaia tra fontane pirotecniche e petardi classificabili come illegali. La presenza di questo ingente quantitativo di materiale, la cui detenzione non era autorizzata, costituisce un elemento di fondamentale importanza per ricostruire la dinamica del disastro, poiché si ipotizza che proprio l’accensione di tali dispositivi possa avere innescato il rogo con una rapidità tale da impedire la fuga.
Una vicenda tra speranza e accertamenti giudiziari
La vicenda umana e giudiziaria continua dunque a svilupparsi su due binari distinti ma intrecciati: da un lato la battaglia per la vita e il recupero di chi, come Manfredi, è sopravvissuto, capace di esprimere affetto e di proiettarsi verso il futuro nonostante le gravissime conseguenze fisiche subite; dall’altro il meticoloso lavoro degli investigatori, chiamati a fare luce sulle responsabilità di una tragedia che ha stroncato molte giovani vite. Le dichiarazioni del padre, il quale ha riferito che il figlio ha detto loro “che ci vuole bene e che vorrebbe tornare a scuola subito”, restituiscono il quadro di un adolescente la cui forza contrasta con la vulnerabilità imposta dalle circostanze, mentre le rivelazioni sul materiale pirotecnico illegale pongono interrogativi stringenti sulla sicurezza del locale e sulla catena di eventi che ha portato alla sciagura.




