Crans-Montana, dalla Svizzera arriva il via libera alla partecipazione dell’Italia alle indagini sul rogo del Constellation

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non si chiamerà squadra investigativa comune, e i vincoli posti dal codice di procedura penale elvetico restano rigorosamente in piedi, ma un risultato concreto, dopo settimane di sostanziale stallo e di tensioni diplomatiche che avevano portato persino al richiamo dell’ambasciatore italiano a Berna, le procure di Roma e del Canton Vallese lo hanno comunque raggiunto. Al termine di un incontro fiume durato circa sei ore presso la sede dell’Ufficio federale di giustizia, la procuratrice generale vallesana Beatrice Pilloud e il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi hanno messo nero su bianco un’intesa per una “cooperazione rafforzata” che consentirà ai magistrati italiani di varcare la soglia delle indagini svizzere, partecipando fisicamente ad alcune operazioni di assistenza giudiziaria -1-4.

Il meccanismo, pur rappresentando un’apertura rispetto alla linea iniziale delle autorità di Sion, appare fin da subito calibrato con cautela: gli inquirenti italiani potranno recarsi in Svizzera a “intervalli regolari”, e il via libera è previsto “sin dai prossimi giorni”, ma la loro attività si concentrerà principalmente sullo smistamento e sulla selezione del materiale probatorio che è già stato raccolto dalla procura vallesana -6-9. In altre parole, ai pm di Roma e ai loro investigatori sarà concesso di accedere al fascicolo e di indicare quali documenti, reperti o testimonianze ritengono utili per il procedimento avviato in Italia, procedimento che la procura di Roma ha aperto in virtù della presenza di vittime italiane – sei i morti accertati e una quindicina i feriti – tra le quarantuno complessivamente decedute nella notte di Capodanno all’interno del locale “Le Constellation” -3-4. La selezione, però, sarà operata materialmente dai colleghi elvetici, e saranno sempre loro, in virtù della sovranità territoriale, a decidere in ultima istanza quali atti condividere, un aspetto, questo, ribadito con forza dalla stessa Pilloud nel corso dei colloqui -1-2.

Una rogatoria che si sblocca, ma senza squadra comune

Il vertice di Berna, di fatto, ha dato gambe alla rogatoria che la procura di Roma aveva formalmente inviato e che il Canton Vallese aveva già accolto in linea di principio il 30 gennaio scorso, senza però che a quell’accoglimento formale seguissero atti concreti -1-7. Da qui la necessità di un incontro, fortemente voluto da Lo Voi, per tradurre la disponibilità astratta in prassi operative. La dichiarazione congiunta diffusa dall’Ufficio federale di giustizia parla chiaramente di un rafforzamento del coordinamento, sottolineando come l’obiettivo comune – fare piena luce sul rogo divampato dopo che alcune scintille di fuochi d’artificio da tavolo avevano incendiato il rivestimento in schiuma fonoassorbente del soffitto – debba essere perseguito nel pieno rispetto delle competenze e della sovranità di ciascun paese -3-6. Tradotto: non ci sarà alcuna delega di poteri, né tantomeno una conduzione congiunta delle indagini, ma un lavoro di affiancamento che, nelle intenzioni dei due uffici giudiziari, dovrebbe snellire i tempi e garantire che gli elementi raccolti possano essere utilizzati nei due distinti procedimenti.

Il procuratore Lo Voi, lasciando la sede dell’incontro, ha parlato di un passo “molto fruttuoso e produttivo”, specificando che l’obiettivo primario era proprio quello di sbloccare la cooperazione, un risultato che, a suo dire, è stato centrato -4-8. I magistrati romani, che si avvalgono anche del supporto dei carabinieri del Ros e della polizia giudiziaria, potranno così accedere a un nucleo di atti che, a Sion, comprendono già i verbali di interrogatorio dei due gestori del locale – indagati in Svizzera per omicidio colposo – e le relazioni dei periti nominati per ricostruire la dinamica e le eventuali responsabilità legate alla ristrutturazione del locale e alla gestione delle vie di fuga -3-7. Tra i documenti che gli investigatori italiani potranno visionare ci saranno anche le immagini delle telecamere di sorveglianza e le testimonianze dei sopravvissuti, molti dei quali, nelle settimane successive al disastro, hanno raccontato l’inferno di fiamme e fumo in quell’angusto spazio sotterraneo.

Il principio di reciprocità e i prossimi passi giudiziari

Sul piatto della bilancia, a bilanciare questa parziale apertura della Svizzera, c’è il principio della reciprocità, cardine dell’assistenza giudiziaria internazionale. Anche la procura di Roma metterà a disposizione dei colleghi del Vallese gli atti delle indagini condotte in Italia, che per il momento si concentrano su alcuni filoni specifici -2-4. Un apporto rilevante, spiegano fonti vicine all’inchiesta, riguarderà la maxi-consulenza medico-legale affidata nei giorni scorsi, chiamata ad analizzare tutta la documentazione sanitaria relativa alle vittime italiane; consulenza che dovrà stabilire con precisione le cause del decesso, anche alla luce delle autopsie effettuate in Italia e non eseguite in Svizzera, e che potrebbe fornire elementi utili a ricostruire gli ultimi istanti di vita all’interno del locale e l’efficacia o meno delle procedure di evacuazione -4. Un altro capitolo riguarda gli interrogatori dei feriti italiani ricoverati nelle strutture sanitarie della penisola, i cui racconti potrebbero incrociarsi o aggiungere dettagli a quelli già raccolti dagli inquirenti elvetici.

La formula prescelta, quella della cooperazione rafforzata nell’esecuzione della rogatoria, se da un lato soddisfa le esigenze investigative immediatamente più urgenti, dall’altro lascia in secondo piano – almeno per il momento – l’ipotesi, caldeggiata in sede politica dal governo italiano, di istituire una Squadra investigativa comune (Jit). Le Jit, disciplinate da accordi internazionali, avrebbero permesso un livello di integrazione e di scambio informativo ancora più profondo, consentendo agli investigatori dei due paesi di operare gomito a gomito e di condividere in tempo reale le prove raccolte. L’argomento, stando a quanto riferito dagli stessi partecipanti, non è stato nemmeno trattato nel corso della riunione, segno evidente che la procura vallesana, forte della sua competenza territoriale esclusiva sul luogo del reato, intende mantenere saldamente in mano la regia dell’inchiesta, limitandosi a un coinvolgimento degli italiani che potremmo definire “di monitoraggio” e di selezione mirata degli atti -4-6.

Le tensioni diplomatiche restano sullo sfondo

E se sul piano giudiziario il vertice di Berna ha segnato un passo in avanti, su quello diplomatico l’aria rimane pesante. L’incontro, voluto e gestito direttamente dalle procure, si è svolto in un clima che i comunicati ufficiali descrivono come di “reciproca fiducia e rispetto”, ma non ha coinvolto, se non marginalmente, i canali politici -1. Resta infatti in sospeso la questione del rapporto tra i due esecutivi, incrinatosi dopo la decisione del Tribunale cantonale del Vallese di rimettere in libertà uno dei due gestori del Constellation, Jacques Moretti, pochi giorni dopo la strage, a fronte del pagamento di una cauzione di duecentomila franchi svizzeri. Decisione che aveva spinto il ministro degli Esteri Antonio Tajani a richiamare in Italia l’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado per consultazioni, un gesto dalla forte valenza simbolica che aveva gelato i rapporti -7. L’ambasciatore, al centro delle polemiche per le sue ripetute richieste di chiarimento alle autorità svizzere, non ha partecipato ai lavori di giovedì, e il suo ritorno a Berna, al momento, non è all’ordine del giorno. La palla, insomma, passa ora agli uffici giudiziari: toccherà ai magistrati italiani, una volta ammessi alla consultazione dei fascicoli, dimostrare di saper utilizzare al meglio questa finestra che si è aperta, raccogliendo elementi che possano reggere al vaglio incrociato delle due diverse giurisdizioni. I prossimi giorni saranno decisivi per capire se la “cooperazione rafforzata” riuscirà a tradursi in progressi concreti per la ricerca della verità su una delle tragedie che hanno segnato l’inizio di questo 2026.

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