Scossa di terremoto tra Afghanistan e Pakistan, almeno otto le vittime accertate
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Una violenta scossa di magnitudo 5.8 ha spezzato l’equilibrio delle regioni montuose che separano l’Afghanistan dal Pakistan, seminando morte e distruzione in un’area già pesantemente provata da decenni di instabilità. Il portavoce del governatore di Kabul ha dovuto confermare, sulla base dei primi e parziali rilievi effettuati nelle zone più isolate, che il bilancio provvisorio parla di almeno otto persone che non ce l’hanno fatta. Il sisma, la cui energia si è liberata nel sottosuolo a una profondità considerevole – registrata dall’United States Geological Survey a circa 180 chilometri –, ha comunque generato un’onda tellurica sufficientemente potente da essere avvertita distintamente in vaste porzioni del nord e dell’est dell’Afghanistan, oltre che nel Pakistan occidentale.
L’epicentro nella catena dell’Hindu Kush
Secondo i dati incrociati forniti dall’Euro-Mediterranean Seismological Center e dall’ente geologico statunitense, l’epicentro è stato localizzato tra le impervie vette dell’Hindu Kush, precisamente a circa 150 chilometri a est della città afghana di Kunduz. Si tratta di una regione sismologicamente attiva, dove le placche tettoniche si comprimono con una frequenza che gli esperti definiscono strutturale, ma non per questo meno devastante quando la magnitudo raggiunge certi livelli. La scossa, sebbene classificata come di media intensità su scala puramente strumentale, è stata capace di provocare il crollo di numerose abitazioni costruite con materiali poveri e senza alcuna tecnologia antisismica; un dramma, questo, che si ripete ciclicamente in quelle vallate.
Il sisma avvertito distintamente in vaste aree
A differenza di altri eventi tellurici che si disperdono in profondità senza conseguenze rilevanti in superficie, il terremoto di magnitudo 5.8 ha generato un effetto tangibile sulle popolazioni locali. L’ampiezza della zona in cui la scossa è stata chiaramente percepita – testimoni oculari hanno riferito di lunghi secondi di ondeggiazione del terreno e di oggetti caduti dagli scaffali – suggerisce che la profondità, sebbene non trascurabile, non sia stata sufficiente a smorzare completamente l’energia sprigionata. In particolare, i centri abitati situati lungo il corridoio che collega le province orientali afghane alle aree tribali pakistane hanno subito il maggior stress sismico, con crepe nelle murature e infrastrutture viarie interrotte.
Le operazioni di soccorso tra le macerie
Sul fronte dei soccorsi, le difficoltà logistiche sono enormi: le comunicazioni con i villaggi più remoti risultano intermittenti, e le squadre di aiuto – già impegnate su più fronti in un paese che non conosce pace – procedono con lentezza tra frane e smottamenti secondari. Il portavoce del governatore di Kabul, nel suo breve intervento alla stampa, si è limitato a comunicare i numeri aggiornati delle vittime senza entrare nel dettaglio delle dinamiche individuali, nel rispetto di una prassi che evita di spettacolarizzare il dolore altrui. Nessuna dichiarazione ufficiale è ancora giunta invece dalle autorità pakistane riguardo a eventuali danni o vittime oltre il confine, un silenzio che potrebbe celare sia difficoltà di rilevamento sia la volontà di concentrarsi prima sulla messa in sicurezza dei propri territori di frontiera.
Le rilevazioni degli enti sismologici
L’Euro-Mediterranean Seismological Center e l’United States Geological Survey hanno fornito parametri lievemente discordanti sulla localizzazione esatta dell’ipocentro, come spesso accade nelle ore immediatamente successive a un evento di questa natura, a causa della differente copertura delle reti di rilevazione. Tuttavia, entrambi gli istituti concordano sull’area epicentrale – l’Hindu Kush – e sulla magnitudo di 5.8, un valore che esclude la possibilità di uno tsunami o di fenomeni geologici su larga scala. Resta invece confermato che la scossa è stata registrata anche da stazioni sismiche in paesi limitrofi, a riprova dell’estensione del fronte d’onda. La catena montuosa, con le sue vette che superano i settemila metri, ha agito come una cassa di risonanza per le vibrazioni, trasmettendole a decine di chilometri di distanza.




