Trump sospende il Project Freedom a Hormuz e attacca il papa: «Leone mette in pericolo i cattolici»
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Redazione Esteri
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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ordinato la sospensione del Project Freedom, l’iniziativa militare pensata per ristabilire il controllo sullo Stretto di Hormuz, una delle arterie commerciali più strategiche al mondo. La decisione, annunciata sul suo social Truth, arriva all’indomani di una nuova scaramuccia verbale con Papa Leone XIV, che da settimane è nel mirino del tycoon per le sue posizioni sulla crisi in corso. La Casa Bianca, attraverso una nota ufficiale, ha precisato che il blocco navale statunitense nell’area resta comunque pienamente operativo e che la sospensione del Project Freedom serve esclusivamente a «verificare se un accordo possa essere finalizzato e firmato» con Teheran. Una mossa, quest’ultima, che lascia intendere una finestra – per quanto stretta – ancora aperta al negoziato, nonostante la decina di attacchi compiuti dalle forze iraniane contro unità americane nelle ultime settimane. Dallo Studio Ovale al Pentagono, la domanda che tutti hanno rivolto a Trump e ai suoi più alti funzionari è stata: la tregua regge? La risposta, finora unanime, è che il cessate il fuoco resiste. «Sono solo scaramucce», ha ribadito il presidente, convinto che Teheran non abbia alcuna chance reale e che sappia «cosa deve fare» per non varcare la linea rossa.
L’affondo del presidente Usa contro il pontefice alla vigilia della visita di Rubio in Vaticano
Proprio mentre il segretario di Stato Marco Rubio si prepara per la missione in Vaticano – viaggio confermato nonostante le tensioni – Trump ha scelto di alzare ulteriormente il tono contro Leone XIV. «Sta mettendo in pericolo molti cattolici e molte persone», ha dichiarato il presidente, aggiungendo una frase destinata a far discutere: «Immagino che, se dipendesse dal Papa, per lui andrebbe benissimo che l’Iran abbia un’arma nucleare». Un attacco frontale, l’ennesimo, che riaccende lo scontro tra Washington e la Santa Sede. Dall’altra parte, il pontefice ha risposto con una certa fermezza, pur senza mai nominare direttamente Trump: «La missione della Chiesa è predicare il Vangelo e la pace: se qualcuno vuole criticarmi» per questo «lo faccia». Parole che riassumono la linea tenuta finora da Leone, ossia la condanna di ogni escalation bellica e il richiamo costante al dialogo, anche con regimi considerati ostili. La visita di Rubio, prevista per domani, assumerà quindi i contorni di un delicato bilanciamento: da una parte la necessità di non smentire pubblicamente il presidente, dall’altra quella di non rompere del tutto il canale con un attore morale che mantiene una sua influenza persino in contesti come quello mediorientale.
Iran, nave francese attaccata a Hormuz e l’annuncio della sospensione dell’iniziativa militare
Le cronache dello Stretto registrano intanto un nuovo episodio di tensione: una nave battente bandiera francese è stata attaccata, con il risultato di un equipaggio rimasto ferito. L’accaduto, che non ha ricevuto ancora una formale rivendicazione, viene letto dagli analisti come l’ultimo di una serie di test condotti da Teheran sui limiti della tregua. Tuttavia, la Casa Bianca non ha modificato la propria valutazione: nessuna escalation incontrollata, nessuna rottura definitiva. A rafforzare questa interpretazione contribuisce la decisione di congelare il Project Freedom, un programma che prevedeva azioni navali coordinate per garantire il passaggio delle petroliere. Al suo posto, l’amministrazione punta su un approccio diverso, con Rubio che ha già annunciato una proposta di risoluzione all’Onu per «liberare Hormuz» – una formula, quest’ultima, che lascia intendere un tentativo di legittimazione multilaterale delle operazioni nella zona, senza però specificare i mezzi con cui ciò avverrebbe.
Il memorandum in 14 punti tra sanzioni, uranio e controlli Onu: la base per il negoziato
Sullo sfondo di queste mosse tattiche esiste un tentativo diplomatico ben più strutturato. Il sito Axios ha rivelato l’esistenza di un memorandum d’intesa, lungo una sola pagina ma suddiviso in 14 punti, che dovrebbe porre fine alla guerra con l’Iran e aprire la strada a negoziati più approfonditi sul nucleare. Tra i capitoli del documento, spiccano le misure su sanzioni, arricchimento dell’uranio, gestione dello Stretto di Hormuz e un rinnovato regime di ispezioni dell’Onu. Il testo – frutto, secondo la testata, del lavoro degli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner insieme a interlocutori iraniani – rappresenta una bozza di lavoro, non un accordo firmato. Cionondimeno, la sua esistenza conferma che i contatti diretti tra le parti sono proseguiti anche nei momenti di maggiore frizione. Ciò che Trump ha definito «scaramucce» potrebbe quindi rivelarsi, a conti fatti, la fase più rumorosa di una partita che si gioca su un altro tavolo: quello, meno visibile ma più sostanziale, delle concessioni reciproche e delle tempistiche per un eventuale disarmo nucleare della Repubblica islamica.




