La grazia a Nicole Minetti e quel figlio adottato in Uruguay: i magistrati vogliono vederci chiaro sullo «stile di vita»
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Redazione Interno
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Quando la grazia diviene una disgrazia di Stato, si apre un capitolo giudiziario che nessuno, forse, avrebbe voluto scrivere. Nicole Minetti, che molti ricordano come simbolo tra i più plasticamente eclatanti della degenerazione etica e politica dell’epopea berlusconiana – condannata in via definitiva per favoreggiamento alla prostituzione – ha ottenuto la clemenza dal capo dello Stato, e c’è chi ritiene che il presidente sia stato tratto in inganno. Ma tutto ciò, va detto, non consola affatto. Perché una condanna definitiva, come ogni cittadino sa, dovrebbe vedersi eseguita. E invece, sulla sua vicenda personale, si è innestato un percorso umanitario che ora finisce sotto la lente della Procura generale di Milano.
Il tribunale di Venezia e l’ok all’adozione Minetti-Cipriani: «Caso trattato con attenzione»
È stato il Tribunale dei minori di Venezia, con un decreto emesso il 19 luglio 2024, a ritenere «efficace» in Italia l’adozione del figlio di Nicole Minetti – l’ex igienista dentale di Silvio Berlusconi nonché ex consigliera regionale in Lombardia – e del compagno Giuseppe Cipriani, figlio di Arrigo e nipote di Giuseppe, il fondatore dell’Harry’s bar di Venezia. I giudici lagunari, nel loro provvedimento, hanno certificato un dato centrale: i due «sono stabilmente conviventi da oltre cinque anni» e «vivevano ininterrottamente da oltre due anni in Uruguay al momento dell’adozione». A ciò si aggiunge la condizione del minore, che secondo i magistrati «si trovava in stato di abbandono sin dalla nascita, con separazione definitiva dai genitori biologici, dichiarati decaduti dalla responsabilità genitoriale». Un caso, hanno assicurato dal tribunale, «trattato con attenzione. Non ci sono corsie preferenziali».
Le toghe ora si buttano sulla Minetti: vogliono indagare sullo «stile di vita»
E proprio qui scatta il paradosso. Perché se l’adozione appare formalmente in regola, i pubblici ministeri hanno deciso di scavare molto più a fondo. I magistrati passeranno al setaccio le relazioni intrattenute in Uruguay per ricostruire le attività dell’ex igienista dentale. Non solo: si procederà a verifiche su eventuali procedimenti penali all’estero e sui documenti sanitari presentati. Il fascicolo, insomma, s’ingrossa. La Procura generale di Milano riparte da zero, effettuando nuove e più approfondite verifiche su colei che ha chiesto e ottenuto la grazia per il proprio bambino adottato in Uruguay – un bambino, va ricordato, affetto da una malattia grave. Quello che colpisce, leggendo gli atti, è che le ragioni umanitarie alla base della grazia risiedono quasi esclusivamente all’estero.
L’Uruguay, le cure a Boston e il ritorno in Italia per espiare la pena
In Uruguay, dove la donna risultava residente fino al 2024, è tornata in Italia solo per espiare la pena alternativa alla detenzione. Ed è proprio lì, in Sudamerica, che nel 2023 ha ottenuto l’adozione del figlio malato, curato poi negli Stati Uniti. La necessità del bambino di proseguire le cure a Boston, e di non rompere definitivamente i vincoli con il Paese natale – da dove è stato portato via due anni fa per seguire la madre – sono alla base della clemenza concessa a Minetti. Clemenza che le consente di uscire e rientrare in Italia a seconda delle esigenze del figlio. Un meccanismo, questo, che i magistrati milanesi intendono ora verificare palmo a palmo: lo stile di vita della donna, le sue frequentazioni in Uruguay, la correttezza dei documenti sanitari e l’eventuale esistenza di altri procedimenti penali all’estero. La vicenda, da semplice caso umanitario, rischia così di trasformarsi in un’inchiesta dai contorni ancora tutti da definire.




