Rex Heuermann, il “serial killer di Gilgo Beach”, si dichiara colpevole di otto omicidi
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Redazione Esteri
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Ha aspettato che l’aula del tribunale di Riverhead, Suffolk County, fosse gremita di giornalisti, poliziotti e – davanti a lui – dei parenti delle vittime. Solo allora, Rex Heuermann, l’architetto newyorkese che per anni è riuscito a tenere nascosta la sua doppia vita, ha pronunciato la parola “colpevole”. L’uomo, sessantaduenne, ha confessato l’uccisione di otto donne, un tributo di sangue che si trascina dal lontano 1993 fino al 2010. Non si è limitato ad ammettere i sette capi d’imputazione per cui era già stato incriminato, ma ha aggiunto di sua spontanea volontà un ottavo delitto, quello di Karen Vergata, per il quale i magistrati non avevano ancora formalizzato alcuna accusa.
Uno schema ricorrente e l’ammissione dei particolari
Nel corso dell’udienza, come riportano le agenzie, Heuermann ha risposto con un secco “sì, vostro onore” alle domande del pubblico ministero, descrivendo senza alcuna esitazione il suo modus operandi. Ha ammesso di aver adescato le vittime – molte delle quali lavoravano come escort – con la promessa di denaro, per poi strangolarle. In alcuni casi, come emerso dalle dichiarazioni in aula, ha anche fatto a pezzi i corpi, disperdendoli tra Manorville e il lungomare di Gilgo Beach. Un dettaglio, quest’ultimo, emerso con chiarezza per i delitti di Valerie Mack e Jessica Taylor, i cui resti furono ritrovati in più punti. L’uomo ha confermato di aver avvolto i cadaveri in sacchi di iuta, seguendo quello che gli investigatori hanno definito un “schema meticoloso” studiato nei minimi particolari.
L’indagine che ha chiuso il cerchio dopo diciassette anni
La svolta nelle indagini, rimaste a lungo congelate, è arrivata grazie a un’intuizione investigativa che mescola alta tecnologia e fortuna. Dopo la riconvocazione della task force nel 2022, gli agenti hanno utilizzato il Dna prelevato da una crosta di pizza che Heuermann aveva gettato in un cestino dei rifiuti a Manhattan. Quello stesso Dna è risultato compatibile con i capelli ritrovati sulle vittime. A tradirlo è stato anche un vecchio testimone: il coinquilino di una delle scomparse, Amber Costello, aveva descritto il killer come un “orco” a bordo di un Chevrolet Avalanche, un modello di auto che, anni dopo, è stato ricondotto all’indagato. La sua abitazione a Massapequa Park – a soli venticinque minuti dalle spiagge dove i corpi sono stati abbandonati – è stata setacciata per giorni, rivelando un vero e proprio arsenale e, soprattutto, una sorta di “manuale” digitale in cui l’architetto annotava liste di controllo su come ridurre il rumore, pulire le scene del crimine e distruggere le prove.
Le conseguenze giudiziarie e la cooperazione con l’Fbi
Heuermann, che da quasi tre anni era detenuto senza alcuna possibilità di cauzione in attesa del processo fissato per settembre, ha dunque scelto di patteggiare. In cambio dell’ammissione di colpevolezza, i pubblici ministeri hanno rinunciato a chiedere la pena di morte (non applicabile in questo caso a livello statale) ma hanno ottenuto una condanna che sarà, di fatto, perpetua. La sentenza ufficiale, che gli verrà formalmente letta il prossimo 17 giugno, prevede tre ergastoli consecutivi senza condizionale per i primi omicidi, a cui si aggiungeranno cento anni supplementari per gli altri. Parte dell’accordo, come rivelato dai legali, prevede che l’imputato collabori con l’unità di analisi comportamentale dell’Fbi. I parenti delle vittime, presenti in aula, hanno ascoltato la deposizione in lacrime, mentre l’ex moglie dell’uomo, Asa Ellerup, apparsa visibilmente provata, si è limitata a chiedere rispetto per la sua famiglia, precisando tramite l’avvocato di non aver mai avuto alcun ruolo o sospetto riguardo ai delitti.




