Addio ad Alberto Bertone, il signore dell'acqua minerale tra successo e tragedie familiari

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Se ne è andato a cinquantanove anni, dopo una lotta contro una malattia diagnosticatagli quasi per caso, Alberto Bertone, il fondatore di Acqua Sant’Anna, colui che molti consideravano uno degli ultimi self-made man del Piemonte. La sua scomparsa chiude un capitolo imprenditoriale straordinario, segnato da un’ascesa che ha dell’incredibile, partita da un paesino di poche centinaia di anime abbarbicato in Valle Stura e approdata a un colosso high-tech in grado di imbottigliare venti milioni di bottiglie al giorno, con un fatturato che sfiora i 350 milioni di euro, tutto costruito attorno alle preziose sorgenti di Fonti di Vinadio.

L'ultimo saluto, sobrio e partecipato

Un silenzio carico di rispetto e commozione ha avvolto la chiesa della Gran Madre a Torino, durante l’ultimo saluto all’imprenditore. Alla cerimonia, che ha radunato una folla eterogenea, non hanno voluto mancare gli operai dello stabilimento, giunti in blocco e riconoscibili per le loro giacche blu con il logo azzurro dell’azienda; un’azienda che, per l’occasione, ha fermato simbolicamente le sue macchine. Sono stati proprio loro, in un gesto di profondo affetto e riconoscenza, a portare a spalla la bara lungo la scalinata del luogo di culto, mentre in prima fila, accanto alla madre Angela, prendevano posto il fratello Fabrizio e i due figli di Bertone.

Un'eredità imprenditoriale monumentale

Quello che Bertone lascia alle valli e al panorama industriale italiano è un impianto di sessantamila metri quadrati, il terzo più grande del suo genere in Europa, una vera e propria cattedrale nel deserto – o, per meglio dire, nella montagna – che ha saputo rivoluzionare il mercato delle acque minerali. Un’avventura iniziata praticamente da zero, con un’intuizione geniale che ha trasformato una fonte locale in un prodotto di successo nazionale, dimostrando come si potesse competere con i big del settore attraverso l’innovazione e una tenacia fuori dal comune.

La scia di lutti che ha segnato una vita

Se la vita professionale di Alberto Bertone è stata un crescendo di successi, quella privata è stata, per sua stessa ammissione, altrettanto spietata, segnata da una scia di tragedie familiari che ne hanno offuscato la luce. A pesare sul suo percorso, infatti, non ci sono state solo le fatiche dell’edificare un impero dal nulla, ma anche il ricordo di lutti laceranti: l’incidente che gli portò via il padre, una perdita che segnò l’inizio della sua corsa, e, in tempi più recenti, la scomparsa della moglie e della cognata, eventi che hanno intessuto di dolore la sua parabola umana, nonostante i traguardi raggiunti.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.