Addio ad Alberto Bertone, l'imprenditore che ha rivoluzionato il welfare aziendale
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Redazione Interno
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La scomparsa di Alberto Bertone, fondatore e presidente di Acqua Sant’Anna, ha lasciato un vuoto nel panorama imprenditoriale italiano, portando con sé il ricordo di una figura che ha sempre anteposto il benessere delle persone alla mera logica del profitto. L’imprenditore, che si è spento a 59 anni dopo aver combattuto una malattia, aveva impresso alla propria azienda un’impronta unica, la cui eredità più significativa va ben oltre i confini industriali. La sua visione, infatti, si è concretizzata in una serie di iniziative di welfare aziendale che, in un periodo di forte crisi economica come quello del 2022, hanno rappresentato un vero e proprio atto di responsabilità sociale, mitigando per i dipendenti gli effetti dell’impennata dei prezzi e delle bollette.
Un welfare concreto oltre la retorica
In quell’anno particolarmente difficile, Bertone scelse infatti di devolvere una parte consistente degli utili sotto forma di bonus straordinari, destinandoli proprio a sostenere il potere d’acquisto dei suoi collaboratori. Questa decisione, che andava a integrare il normale trattamento salariale, non fu un mero gesto di magnanimità, bensì l’applicazione coerente di una filosofia imprenditoriale che considerava il lavoratore il vero motore del successo aziendale. Egli, anticipando dibattiti oggi centrali come quello sul salario minimo, aveva compreso che un’economia sana non può prescindere dal rispetto di chi vi partecipa attivamente, costruendo un modello che coniugava l’efficienza produttiva con l’attenzione alle esigenze individuali.
Le radici di un successo imprenditoriale
La storia di Sant’Anna, che Bertone contribuì a fondare nel 1995 dopo che il padre aveva individuato la preziosa sorgente Rebruant a Vinadio, affonda le proprie radici in un legame viscerale con il territorio delle Alpi Marittime. “Ci siamo innamorati del paesaggio e della vallata”, amava ripetere l’imprenditore, “e abbiamo pensato di portare sulle tavole delle famiglie l’acqua che sgorga qua”. Quel “miracolo Sant’Anna”, come lui stesso lo definì, non fu solo il frutto di un’intuizione commerciale, ma il risultato di una passione autentica, capace di unire la precisione dei numeri alla forza delle emozioni, trasformando una risorsa naturale in un’eccellenza riconosciuta in tutta Italia.
Un'eredità che prosegue in famiglia
Con la sua scomparsa, il timone dell’azienda passa ora nelle mani della famiglia, che si appresta a guidare il gruppo mantenendo fede ai principi e ai valori che ne hanno decretato il successo. La continuità gestionale, in questo caso, assume un significato profondo, poiché garantisce la preservazione non solo di un marchio, ma di un intero sistema di relazioni industriali e di un patto di fiducia con i dipendenti, che Bertone aveva pazientemente costruito nel corso degli anni. La sua scomparsa, sebbene improvvisa e prematura, non lascia dunque un vuoto di leadership, ma affida alla prossima generazione il compito di custodire e rinnovare un progetto umano e imprenditoriale di raro spessore.




