Addio ad Alberto Bertone, il signore dell'acqua minerale
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Redazione Interno
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Si sono spenti ieri, dopo una lunga malattia affrontata con riserbo, i motori dello stabilimento di Vinadio che Alberto Bertone, scomparso a cinquantanove anni, aveva trasformato in una fabbrica high-tech capace di imbottigliare venti milioni di pezzi al giorno. La notizia della sua dipartita, giunta inattesa nonostante il suo precario stato di salute, ha fermato per un attimo il frastuono delle linee di produzione, lasciando un silenzio carico di stupore in quella valle Stura che lui, partendo da un paese di poche centinaia di anime, aveva reso un crocevia dell'industria delle acque minerali. I dipendenti, già riunitisi in un rosario non appena diffusa la notizia, si preparano a un ulteriore momento di raccoglimento in sua memoria, fissato per questa sera alle diciotto e trenta presso la chiesa della Gran Madre di Dio a Torino, dove giovedì prossimo, tredici novembre, alle nove, si celebreranno le esequie.
L'ascesa di un self-made man
La sua, come spesso si è sottolineato, è la parabola di un self-made man, una figura che nel panorama imprenditoriale piemontese spiccava per una visione capace di reinventare un intero settore. Nato a Moncalieri da una famiglia di imprenditori edili, Bertone aveva affiancato alla laurea in Scienze politiche, con indirizzo economico, un master al Politecnico di Milano, forgiando una preparazione che gli avrebbe permesso di costruire un impero partendo da zero. Un percorso, il suo, che non si è limitato alla guida dell'azienda ma che lo ha visto ricoprire incarichi di prestigio, come quello di consigliere superiore della Banca d’Italia e di consigliere della Fondazione Crt, ruoli che testimoniano il rispetto di cui godeva al di fuori dei confini aziendali.
Un'eredità tra successo e tragedie
Dietro al successo commerciale, che ha portato il fatturato a toccare i trecentocinquanta milioni di euro, si è però districata, nel corso degli anni, una scia di tragedie familiari che hanno più volte messo alla prova la tempra dell'imprenditore. Vicende di cronaca nera, sulle quali le inchieste giudiziarie hanno fatto luce con meticolosità, hanno segnato profondamente la sua vita privata, toccando con un dolore silenzioso la sfera più intima di un uomo pubblico. Questi eventi luttuosi, ai quali Bertone non ha mai fatto riferimento in modo plateale, costituiscono un capitolo a parte della sua esistenza, un retroscena di sofferenze che ha percorso parallelo alla traiettoria ascendente della sua creatura imprenditoriale.
Il futuro dell'azienda
Con la sua scomparsa, l'attenzione si sposta ora naturalmente sul destino della società, un gioiello che, stando a quanto si apprende, rimarrà saldamente in mano alla famiglia. Per la successione al vertice, infatti, si pensa già al fratello Fabrizio, chiamato a raccogliere un'eredità non solo industriale ma anche simbolica, in un passaggio di testimone che dovrà guidare l'azienda attraverso le nuove sfide del mercato, mantenendo vivo lo spirito pionieristico del suo fondatore.




