Addio ad Alberto Bertone, il signore dell'acqua che ha costruito un impero dalla sorgente
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Redazione Interno
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Nella regione dei tartufi, del Barolo e delle creme spalmabili alla nocciola, costruire una fortuna con l'acqua richiedeva un talento fuori dal comune. Alberto Bertone, scomparso a Torino a 59 anni, quel talento lo possedeva in misura straordinaria, avendo fondato la società Sant'Anna di Vinadio nel 1996. Quel medesimo anno, il 18 giugno, uscì la prima bottiglia, un evento che lo emozionò profondamente e che segnò l'inizio di un'avventura imprenditoriale destinata a cambiare il panorama del settore. Poi, con determinazione e visione, edificò uno stabilimento talmente innovativo, così pulito e moderno, da anticipare i tempi e proiettare il marchio verso la leadership nazionale ancor prima di conseguirla pienamente.
Le origini di un successo
La notizia della sua morte, dopo mesi di lotta contro una grave malattia e un repentino peggioramento delle condizioni, ha colto di sorpresa il mondo economico e politico piemontese, lasciando sgomenti colleghi e collaboratori. La storia di Sant'Anna, che affonda le radici nel 1995 quando il padre Giuseppe Bertone individuò la sorgente Rebruant a Vinadio, nelle Alpi Marittime, è legata indissolubilmente alla sua figura. «Ci siamo innamorati del paesaggio e della vallata», soleva raccontare, «e abbiamo pensato di portare sulle tavole delle famiglie l'acqua che sgorga qua». Fu questa l'intuizione geniale, un connubio tra emozione e strategia, che annunciò il cosiddetto "miracolo Sant'Anna".
Un modello aziendale peculiare
Bertone, che era sia presidente che amministratore delegato del gruppo, non fu solo un abile costruttore di mercato, ma anche un imprenditore capace di anticipare i tempi in materia di relazioni industriali. Convinto sostenitore di un'economia fondata sul rispetto dei lavoratori, reinventò il concetto di welfare aziendale, introducendo bonus e benefit per i dipendenti in un'epoca in cui simili pratiche non erano ancora diffuse. Il suo approccio, che coniugava l'attenzione scrupolosa per i numeri con una gestione umana e partecipativa, rappresentò un caso studio di successo, dimostrando come la cura del capitale umano possa essere parte integrante di un modello di business vincente.
L'eredità e la continuità
Con la sua scomparsa, l'azienda che ha portato in vetta al settore delle acque minerali in Italia rimane saldamente in mano alla famiglia, pronta a garantirne la continuità operativa e a onorarne l'eredità. La sua visione, che seppe trasformare una semplice sorgente di montagna in un impero industriale, continua a vivere attraverso un'organizzazione solida e un marchio divenuto sinonimo di qualità e innovazione. Il suo lascito, pertanto, non è costituito soltanto dai risultati economici, ma anche da una filosofia imprenditoriale unica, che ha segnato indelebilmente la storia del made in Italy.




