Edith Bruck: "Riconoscere lo Stato palestinese, ma Gaza non è un genocidio"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
La scrittrice e poetessa Edith Bruck, sopravvissuta alla Shoah, ha espresso con fermezza la sua posizione sul conflitto israelo-palestinese, sottolineando la necessità di un riconoscimento dello Stato palestinese ma respingendo con nettezza l’uso della parola "genocidio" per descrivere quanto sta accadendo a Gaza. "Credo che ci debba essere il riconoscimento dello Stato palestinese prima o poi, altrimenti non ci sarà mai fine a questo odio", ha dichiarato in un’intervista a La Stampa. Tuttavia, ha aggiunto: "Sono contro chiunque usi la parola ‘genocidio’. Io l’ho vissuto e posso dirlo: quello compiuto dai nazisti è completamente diverso".
Bruck, che ha 94 anni, ha ricordato come lo sterminio degli ebrei fosse stato "pianificato freddamente, a tavolino, da medici, scienziati, architetti che avevano studiato come agire". Pur definendo quello di Gaza "un massacro spaventoso", ha insistito sul fatto che equipararlo alla Shoah significhi sminuire il significato storico della parola. Le sue dichiarazioni giungono in un momento di acceso dibattito, anche all’interno dello stesso Israele, dove il deputato Ofer Cassif, della lista di sinistra Hadash-Taal, è stato allontanato dall’aula della Knesset dopo aver citato un’intervista dello scrittore David Grossman a Repubblica, in cui questi definiva "genocidio" la situazione a Gaza.
Grossman, tra i più celebri autori israeliani, aveva affermato di essersi a lungo rifiutato di usare quel termine, ma di non poterlo più evitare dopo "le immagini viste e le testimonianze raccolte". Una posizione che non trova d’accordo tutti, incluso Menachem Rosensaft, avvocato e docente di diritto internazionale, il quale pur condividendo le critiche alla condotta del governo Netanyahu, ha precisato: "Quello di Gaza non è tecnicamente un genocidio, ma ciò che accade non è meno grave".




