Attacco hacker a Sistemi Informativi, la procura di Roma indaga per accesso abusivo: l’ombra di Salt Typhoon

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La procura di Roma ha deciso di accendere un faro, e non potrebbe essere altrimenti data la delicatezza dell’infrastruttura colpita, su quella che si sta rivelando come una delle piu’ insidiose intrusioni informatiche degli ultimi mesi. I pm dell’Antiterrorismo, coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi, hanno ufficialmente aperto un fascicolo dopo le segnalazioni relative a un pesante attacco hacker che avrebbe preso di mira Sistemi Informativi, la societa’ controllata da Ibm che in Italia gestisce – ed e’ questo l’aspetto piu’ critico della vicenda – l’infrastruttura tecnologica della pubblica amministrazione e di numerose grandi aziende. L’ipotesi di reato al momento vagliata dagli inquirenti, in attesa di ricevere una prima informativa dalle forze dell’ordine delegate alle operazioni, e’ quella di accesso abusivo a sistema informatico.

L’infrastruttura critica nel mirino e le prime verifiche tecniche

La scelta di coinvolgere l’antiterrorismo, spiega chi segue le indagini, deriva dalla natura stessa del soggetto giuridico violato. Sistemi Informativi, infatti, non e’ un semplice fornitore di servizi: e’ un pilastro della digitalizzazione nazionale. L’intrusione, scoperta solo nelle scorse ore, ha allarmato immediatamente gli apparati di intelligence per la potenziale capacita’ di muoversi silenziosamente all’interno di reti considerate strategiche. Oltre ai tecnici della stessa azienda, che hanno gia’ attivato i protocolli di sicurezza interni, si e’ messo al lavoro anche un team specializzato dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn). L’obiettivo di questa task force, come si legge nei primi report, e’ triplice: verificare l’esatta dinamica dell’attacco, procedere alla bonifica delle aree compromesse e, solo successivamente, al ripristino della piena funzionalita’ dei sistemi.

La pista cinese e il gruppo Salt Typhoon sotto la lente degli inquirenti

Sebbene gli investigatori mantengano il massimo riserbo, i riflettori sono puntati su un gruppo specifico di attori malevoli. Secondo le prime fonti raccolte e le ricostruzioni investigative, a colpire potrebbe essere stata la crew cinese conosciuta con il nome di Salt Typhoon. Si tratta, per chi segue la cyber security internazionale, di un collettivo di hacker professionisti – spesso descritto nei rapporti occidentali come un “gruppo APT” (Advanced Persistent Threat) – specializzato in operazioni di spionaggio cibernetico a lungo termine e dotato di mezzi sofisticati. La loro firma digitale, caratterizzata da una presenza silenziosa e prolungata nelle reti nemiche piuttosto che da azioni eclatanti e distruttive, sembrerebbe combaciare con le anomalie riscontrate dai tecnici di Ibm nei server della controllata.

Un attacco silenzioso che mirava ai dati prima che al blocco

Un elemento, questo, che distingue nettamente l’operazione dalle ormai trite logiche del ransomware. Non c’e’ stata – almeno stando ai primi accertamenti – alcuna richiesta di riscatto ne’ la cifratura dei file finalizzata a paralizzare gli uffici pubblici. Al contrario, tutto lascia pensare a una classica operazione di intelligence informatica: i pirati informatici, sfruttando probabilmente vulnerabilita’ zero-day o falle nelle supply chain, avrebbero cercato di mappare le architetture informatiche della Pa per esfiltrare dati sensibili. La societa’ Sistemi Informativi, dal canto suo, ha fatto sapere di aver immediatamente contenuto l’incidente e stabilizzato le proprie piattaforme, sottolineando che, in base agli accertamenti finora condotti, non risulterebbe compromessa l’infrastruttura diretta dei propri clienti pubblici. Resta da vedere, e lo stabiliranno le prossime settimane di indagini coordinate dalla procura capitolina, quanto a lungo gli hacker abbiano avuto accesso ai back-end di uno dei nodi piu’ delicati del digitale italiano.

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